sabato 24 novembre 2012

24 novembre 1991

Ricordo come fosse oggi quel giorno.
Mi ero svegliato abbastanza presto e, mentre cercavo di dare un senso a quella mattinata, accesi la tv per vedere le notizie principali.
La principale era una:
il cantante Freddie Mercury, leader dei Queen, si era spento nella notte vinto da quella malattia che, solamente 48 ore prima, aveva annunciato al mondo.
La notizia che Freddie fosse malato circolava ufficiosamente da diverso tempo.
Anche all'inizio dell'anno, all'uscita del nuovo "Innuendo", si facevano illazioni sul suo stato di salute.
Il fatto poi che non presenziò alla presentazione del disco, l'ennesimo annuncio che non ci sarebbe stato un tour di supporto e, soprattutto, il video del singolo omonimo non vedesse nessuno della band ritratto (se non a livello artistico da materiale di repertorio splendidamente montato) non faceva altro che aumentare i dubbi.

Quando, in primavera, uscì il secondo singolo "I'm Going Slightly Madcon annesso video, sembrò zittire tutte queste informazioni. Stesso discorso per il video "Headlong", che mostrava la band in studio di registrazione a ridere e scherzare.
Si certo, si notava la magrezza di Mercury (esattamente come le vecchie immagini ai tempi di "The Miracle" e di "Barcelona"). Ma da qui a dare ragione ai vari gossip ne correva abbastanza.

Il campanello d'allarme tornò, prepotente, quando uscì il quarto singolo "The Show Must Go On", anche questo con video montato da materiale d'archivio.
Il testo e la natura del suono facevano presagire ad un testamento.
Come tutto il disco, col senno di poi.

Appena sentita la notizia la prima cosa che feci fu chiamare un vecchio amico nonché musicista, Fabrizio, anche lui grande fan della band inglese.

- Ciao Fabri sono Tunch
- Oh ciao Tunch, che succede?
- Hai sentito la notizia? E' morto Freddie...
- Cazzo... passi da me?

Fu così che Fabrizio decise di non andare a scuola e passammo gran parte del tempo a casa sua ad ascoltare gli album della band, a ricordare i discorsi fatti durante l'anno, riguardare le vhs dei concerti etc.



In serata mi trovai con un altro mio vecchio amico, Ricki, decidendo di andare a bere una birra in un pub di un paese vicino, cosa che facevamo spesso.
Entrando sentimmo il locale risuonare della musica dei Queen e facemmo un segno positivo al gestore del locale.
Mentre ordinavamo da bere, parlando dell'accaduto, il gestore mi disse che anche Eric Carr era mancato quello stesso giorno, sottolineando il fatto che la notizia della scomparsa del cantante inglese avesse totalmente oscurato quella della morte del batterista dei Kiss aumentando in me, giovincello di 17 anni amante della musica rock, quel senso di vuoto che mi portavo appresso dal mattino.

Eric Carr era stato il batterista che sostituì Peter Criss (il gatto) nella formazione della band newyorkese.
Ai tempi del trucco divenne "la volpe" e, quando la band di Stanley&Co decise di togliere le maschere, rimase saldamente al proprio posto (cosa che invece non accadde ai diversi chitarristi della band).
L'anno prima della morte ad Eric venne diagnosticato un cancro al cuore che, purtroppo, si era esteso anche ai polmoni.
Le cure sembravano fare effetto, o comunque un lento miglioramento.
Purtroppo riusciì a incidere un ultimo brano per la band (colonna sonora di un film, poi successivamente inserito nell'album seguente "Revenge" del 1992, a lui dedicato) per poi spegnersi, dopo un mese di un nuovo ricovero, proprio quel 24 novembre.

Eric fu un musicista di tutto rispetto che visse, pur amato, all'ombra dei due fondatori della band Paul Stanley e Gene Simmons.
E rimase nell'ombra anche il giorno della sua morte, oscurato dal clamore per la scomparsa di Freddie.




Pochi giorni dopo mi trovavo a passeggiare per Milano, dopo un turno di doppiaggio.
Avendo abbastanza tempo andai a fare un giro nei pressi del duomo, giusto per vedere qualche vetrina e respirare l'aria natalizia.

Rimasi colpito da un disegno fatto da un "madonnaro" (artisti che disegnano sui pavimenti coi gessi, chiamati così per il soggetto che di norma eseguono).
Ritraeva Eric col suo trucco da volpe dietro una batteria.
Un disegno davvero molto bello (ai tempi non esistevano le fotocamere digitali e i cellulari che circolavano erano ancora pochi e, ovviamente, senza fotocamera. Un peccato non avere una foto di questa opera).
Sotto c'erano segnate la data di nascita, la data di morte, un ringraziamento e una scritta che assomigliava ad un "non ti dimenticheremo".



Ogni anno, in questo giorno, mi piace ricordare entrambi.
Su Freddie si è scritto, detto e visto di tutto.
Su Eric un po' meno. 

Queste sono le loro ultime due apparizioni in video.
Già malati, già segnati dal destino. 

Ma la cosa più importante è che le loro opere sopravvivono.

QUEEN - These Are The Days Of Our Lives -

                                      

KISS - God Gave Rock And Roll To You II

   


Thanx.

lunedì 19 novembre 2012

Non di sola Arte

Una domanda che spesso mi son sentito porre da persone che mi conoscevano poco, sapendo quale fosse la mia professione, è stata:
"Ma tu un lavoro normale lo hai mai fatto?"

Considerando le varie annate di crisi ricorrenti, ed il fatto che la piazza di Torino per quanto riguarda il settore dello spettacolo è una piazza piccola (1) e assai difficile (2) si, ne ho svolti molti di mestieri (o lavori "normali" che dir si voglia).
E dei più disparati, aggiungerei.

Ho lavorato come addetto alle pulizie in una società di una mia vecchia amica.
Eravamo "specializzati" nella pulizia e riordino delle camerate di cantieri, officine e piccole industrie.
Si partiva al mattino fino a tardo pomeriggio.
Ci sono toccati i container adibiti ad alloggi di molti cantieri pre olimpiade invernale torinese, dove si differenziavano le varie categorie:
  • architetti, ingegneri e direttivo. Praticamente delle stanze con letto singolo, scrivania, piccola cucina (in alcuni casi). Molto ordinate, precise, assai pulite. E ben arredate con oggetti personali di un certo "livello".
  • capi cantieri. Stanze a tre letti massimo, anche questi piuttosto ordinati, arredamento un po' più spartano ma assai confortevole.
  • gli operai. E qui c'era di tutto e di più. Letti a castello, armadi in ferro (molto stile camerata militare), uno massimo due tavolini, casino ovunque (scarponi sporchi, posaceneri, biancheria sparsa in giro, vestiti da lavoro appoggiati sulle sedie, stendini e molto altro). Ma, soprattutto, tanti e tanti... ma davvero tanti poster/fotografie appese con donne nude, calendari con modelle televisive più o meno svestite. E fotografie pornografiche in posizioni atletiche. Non mancavano anche fotografie dei propri cari, fidanzate... anche svestite!
Mi trovavo bene a lavorare in questo ambiente. A parte che vi era anche il mio, all'epoca, tastierista, poi altri amici e, per un periodo, anche i miei cugini argentini.
Siamo andati avanti per un po'... poi è finito tutto, sinceramente nemmeno ricordo il perché.


Ho fatto l'addetto agli inventari notturni per una catena di centri commerciali.
Sia manuali (contare ogni singolo pezzo di un determinato reparto), sia dotati di una specie di telecomando con scanner.
Venivamo prelevati da un bus che ci portava sul luogo, ci incolonnavano come un gregge e, sotto la sorveglianza di alcuni capireparto/responsabili, venivamo "indottrinati" nei vari reparti e preparati psicologicamente ad andare il più veloce e precisi possibili. I margini di errore dovevano essere "quasi" pari a zero.
Ovviamente non tutti erano svegli e veloci. Considera anche la pressione che ogni responsabile di corsia, di gruppo e di azienda esercitava, il controllo maniacale per ogni movimento, la conta che una tantum facevano sui pezzi contati che risultavano sui vari telecomandi, le urla e gli "sberleffi" quando qualcosa non quadrava o si era sotto la media di velocità/precisione e, in generale, il fiato sul collo che questi esercitavano su di noi, e puoi avere un quadro piuttosto chiaro di quanto fosse noioso e stressante questo lavoro. Sembrava di essere tornati ai tempi della naja.
Eri un numero o, al peggio, un nome da ironizzare e sgridare davanti agli altri operai.
Insomma, una gran rottura di balle.
Non ricordo di aver familiarizzato con nessuno dei miei colleghi, men che meno coi "superiori".
Arrivavo, facevo il mio (con buona dose di sgridate loro e tanto sano menefottismo da parte mia), finivo, tornavo a casa e via.
Si erano fatte anche diverse trasferte in altre città ed anche regioni.
Dormito in tutti i trasferimenti (ricordi il post riguardo i viaggi?)
Sono andato avanti per un bel po'. Alla fine bastava "tapparsi il naso" e filare dritto.
Oggi non saprei nemmeno più come impugnare quel dannato aggeggio.


Ho fatto l'addetto vendita presso un paio di negozi d'abbigliamento, accessori, giocattoli e casalinghi, specie nei periodi dei saldi.
Piegavo magliette (cosa che non ero mai stato in grado di fare bene fino ad allora), allestivo i vari manichini, facevo le pulizie e servivo in cassa.
Soprattutto, intrattenevo la clientela mentre servivo o facevo i conti. Lo spirito artistico era sempre presente. Sono andato avanti alcuni mesi, fra varie pause. Fin quando ho assistito alla chiusura di questa catena di negozi, passando il testimone ad un'altra azienda che aveva acquistato il marchio. Azienda che non ha più avuto bisogno di quello strano commesso che ballava e cantava mentre faceva i conti in cassa. Però me la cavavo.


Ho anche fatto carico/scarico merci e repartista per una grossa catena di ipermercati.
Mi avevano assegnato una corsia, nella fattispecie i panificati (pane in cassetta, crackers, biscotti, grissini etc) e pesce in scatola (tonno, alici, salmone et similia).
Si lavorava ad orari diversi. Di solito mattino presto durante la settimana e notturno nei week end.
Arrivavo al luogo di lavoro, bollavo il badge, si sbalancavano i diversi prodotti, si preparavano in corsia e poi si riempivano i vari scaffali, facendo ovviamente attenzione alle scadenze, alle mancanze e via dicendo.
Anche qui la velocità era la qualità più richiesta. Attenzione e velocità.
Quante volte ho finito sul filo di lana nell'allineare tutta la mia corsia! A volte anche a ipermercato aperto.
L'ambiente, alla fine, non era nemmeno male (a parte una grossa testa di cazzo che mi aveva puntato. Ho poi saputo che sto ominide frustrato ce l'aveva un po' con tutti).
Quando si lavorava tutta la notte (di norma dalle 22 alle 6), era uso fare due pause in sala mensa. E qui le signore mie colleghe ci deliziavano con teglie di lasagne, pizza, anche dolciumi portati da casa.
Ci si prendeva in giro, si facevano battute ma si lavorava duramente.
Avevo un capo che controllava tutto. Presente e a volte pedante, ma non cattivo.
Ci si poteva parlare.
Il problema è che codesto lavoro mi capitò in un periodo non proprio lucente della mia vita.
E, soprattutto, nei mesi più freddi dell'anno.
Ed andare avanti ed indietro fra i reparti, i magazzini e i cortili, con sbalzi di temperatura dai 25° interni ai -10° esterni, non era proprio fra le cose più piacevoli.
Mi proposero di allungare il contratto, ma avevo già dato il mio ok ad un altro lavoro (il piegamagliette di cui sopra) per l'anno nuovo.
Con qualche collega sono rimasto in contatto.


Hei! Ho anche lavorato nei call center!!!
Qui li ho praticamente fatti tutti.
Inbound ed outbound, assistenza clienti, vendita di spazi pubblicitari, portafoglio clienti per vendita vini, pagine gialle bianche verdi blu rosse, vendita contratti telefonici, sondaggi regionali, proposte di finanziamenti...
In un'azienda mi sono letteralmente rotto il culo per 4 mesi passando dalla vendita/proposta commerciale all'assistenza, facendo orari continuati 8.30/19.30. Prendendo insulti, incazzature di ogni tipo, gestendo le cazzate che facevano taluni colleghi rimediando alle loro deficienze, gli scleri dei miei capi, rimanendo allibito di fronte a certe uscite di clienti e alle loro ignoranze, le loro paure, le loro furberie, le loro arroganze, le minacce e, di rimando, tante ma tante supercazzore da antologia.
Senza considerare i tanti straordinari nei week end.
Per poi ricevere, la sera della scadenza di contratto a trenta minuti dalla chiusura del turno, un sms con scritto che "il contratto non verrà rinnovato. La ringraziamo per il lavoro svolto"... via SMS... meraviglioso!
Ovviamente gli ultimi 30 minuti credo siano stati fra i più esilaranti che quell'azienda abbia mai goduto.

Dovesse capitare mai che qualcuno di questi debba mai leggere queste righe, chiedo scusa a quei quattro ultimi clienti per le enormi prese per il culo ed i giochi di parole ricevuti in quelle mie ultime chiamate.


Sempre nei supermercati ho lavorato nei reparti freschi, giardinaggio, giocattoli, tempo libero, cartoleria, casalinghi, accessori auto e moto. Venduto biciclette e carta da culo. Zainetti per la scuola e vestiti di carnevale. Consigliato quali padelle usare e quale olio migliore per i motori (io, che di auto moto e robe simili non ho mai capito un cazzo).


Ma, soprattutto, ho lavorato tanti anni come antitaccheggio.
Si esatto, so già cosa stai pensando.
Ero uno di quelli che, facendo finta di fare la spesa, controllava che la gente non si fottesse la roba.
Giusto, facevo "l'infame".
Parecchi supermercati, negozi di cd/dvd, abbigliamento, profumerie, negozi di giocattoli e grandi magazzini per fornitori/addetti ai lavori (dove si vende solo ai professionisti, a prezzi agevolati, di tutto. Dal food al non food passando dall'arredamento alla tecnologia, dai tappeti persiani agli elettrodomestici fino al pesce fresco alla ferramenta e ai vestiti).
Proprio in questi magazzini ho "beccato" di tutto.
Professionisti come avvocati, commercialisti, imprenditori di ogni tipo, persino le suore!
"Occultavano" di tutto (perché GUAI a dire che rubano, che si rischiano le denunce).
Lampadine, lamette da barba, scarpe, giubbotti di pelle, videogames, cd/dvd, cibo di ogni genere (consumato o nascosto), orologi, cellulari, bottiglie di champagne, tv, forme di formaggio...

I metodi, poi, erano i più disparati:
dall'occultamento semplice (scartare la confezione intascando il prodotto) al nascondere la merce sotto altre, cambio di imballi, cambio prezzi (fra i più gettonati), indossati, nascosti sotto altri abiti, nelle tasche, sotto i cappelli, nei borselli, nelle scarpe, nei calzini, nelle mutande...
A volte uscivano semplicemente dalle uscite di emergenza, con una sicurezza davvero pregevole.
Di tutto e di più.
E la maggior parte di questi personaggi non erano certo "bisognosi", tutt'altro (come elencato prima).
Gente assolutamente insospettabile, vecchi e fidati clienti, amici di amici. I meglio!

Quanti insulti, quante minacce, urla pianti preghiere risate di scherno.
Ho preso botte, mi son difeso dalle botte, minacciato verbalmente o con bottiglie o coltelli, quanti "ti aspetto fuori"... avevo praticamente la fila....!
All'inizio ingoiavo con poca voglia. Poi ho imparato a fottermene per arrivare a sorridere e cercare di risolvere le situazioni più assurde con un certo tatto e tranquillità.

Con alcune di queste agenzie (ne ho cambiate diverse negli anni) ho dovuto fare qualche investigazione. Ma nulla di così divertente come si possa pensare.
Il più delle volte erano solo noiosi appostamenti.

Ho camminato tanto, facendo l'antitaccheggio. Questo si.
Ma tanto eh!!!
Infatti ai tempi avevo una linea mica da ridere.


Smisi perché una vita del genere non la riesci a reggere troppo.
A volte mi chiedo come i miei ex colleghi riescano ancora a sopravviverci.

Dimenticavo, una di queste agenzie mi deve ancora 2 mesi di stipendio, dall'Aprile 2009.
Mio caro Dan B, che tu possa campare cent'anni... pieni di malattie sempre nuove, sconosciute e parecchie fastidiose e dolorose, dannato figlio di peripatetica.


L'unico "mestiere" che mi son tenuto in questi anni è la sicurezza nelle fiere cittadine.
Quelle feste di via con bancarelle e spettacoli che tanto amano ed odiano i cittadini.
Ogni domenica si arriva al luogo prestabilito verso le 6.15 del mattino, si inizia chiudendo le vie con le transenne, presidiando i vari passaggi e controllando che gli ambulanti siano in lista ed abbiano le ricevute.
Durante il giorno si cerca di controllare che non entrino abusivi a piazzare i loro banchi e la loro merce senza regolare ricevuta, che non ci siano abusivi a piazzare per terra e, la sera, cercare di mantenere l'ordine e le strade chiuse fino ad avvenuta pulizia.
Prendendosi, ovviamente, tutti gli insulti degli ambulanti al mattino, degli abusivi durante il giorno e, soprattutto, dei residenti in serata, troppo restii a cambiare strada per raggiungere le loro abitazioni o altro (dopotutto Torino NON E' una città quadrata, dove ogni via parallela ti porta esattamente dove devi andare, figurati).
Senza considerare che noi lasciamo passare i residenti che hanno un garage o un parcheggio interno chiedendo unicamente di attendere qualche minuto, nel caso quel tratto di strada sia coperto dai ragazzi delle pulizie (che prima finiscono e prima ce ne andiamo tutti a casa). O, più semplicemente, pazientare se il parcheggio sotto casa (NON privato) non è disponibile se si stanno effettuando le pulizie.
E senza considerare che noi siamo in piedi da almeno 15 ore senza sosta. Che faccia caldo freddo ci sia la pioggia la neve il vento...

Come domenica scorsa.
Come oggi.
Come domenica prossima.

Già.



















domenica 11 novembre 2012

Pensieri liberi notturni



E' sabato notte, ore 2.45ca. Fuori piove. Sono appena rientrato da una cena con amici. Una serata tranquilla fra chiacchiere e risate.
Jeff Buckley sottofondo, sigarino e la tranquillità della casa solitaria. Micia gioca nell'entrata, a volte entra in camera, miagola qualcosa e poi torna ai suoi giochini, tranquillamente (senza fare gli agguati ninja o le corse da pazza).
Anche lei si sta godendo questa pace.

Pensavo alla crisi, a quella dannata compagna che negli ultimi mesi ci porta a passeggio fra notizie sconfortanti e tante altre cose carine.

Pensavo che dalle crisi si dovrebbe rinascere più forti.
Noi italiani siamo abituati a rinascere dai periodi bui. Non è un caso che, dopo il medioevo, proprio in Italia vi fu quello che è conosciuto in tutto il mondo come il Rinascimento.
Un periodo unico che ci invidia l'intero pianeta. Uno di quei periodi cui siamo riconosciuti padroni assoluti.
Periodo della nascita di Artisti giganteschi come Raffaello, Tiziano, Michelangelo, Leonardo...
C'erano le botteghe come quelle del Verrocchio da cui uscirono nomi come Botticelli e il già citato Da Vinci.
Non che storicamente si stesse proprio tranquilli (c'erano personaggi come il Savonarola che faceva un po' il cazzo che gli pareva, in nome di discutibili leggi divine).

Ma si respirava un'aria diversa, di fiducia.
Almeno, questo è quello che gli storici ci insegnano e le opere ci trasmettono.

Ed intanto Micia si è svegliata saltando e girando dentro una busta di carta, suo nuovo parco dei divertimenti.

Allora mi domando: perché l'Italia non si ricorda dei propri trascorsi storici?
Perché proprio l'Italia, patria di poeti pittori scrittori inventori etc, inciampa nell'errore più grosso di tagliare la Cultura?
Perché?
Perché quello che ci ha portato a primeggiare "positivamente" nel mondo deve essere disprezzato, violentato, stuprato e dimenticato?
Perché l'Italia non crede più nell'Arte italiana?
E, di rimando, perché l'italiano medio si è dimenticato cosa sia veramente la cultura italiana?

Eppure non è nemmeno passato un secolo da quando il nostro paese ha dato i natali ad artisti come De Filippo, Pirandello, D'Annunzio, Levi, De Sica, Rossellini, Pasolini, Monicelli...
Artisti che hanno vissuto in pieno le due grandi guerre mondiali, hanno patito la fame, hanno sofferto ed hanno creato, hanno combattuto, sono sopravvissuti ed hanno raccontato magicamente, al mondo, la loro Arte, le loro creazioni, i loro pensieri con opere che tutti ricordano e tutti ci invidiano, in ogni "angolo" del globo.

Tutta questa italica creatività c'è ancora?
Io dico di si.
Va cercata. Va incoraggiata. Valutata, studiata, apprezzata.
Anche se l'italiano medio non se ne accorge, o fa finta di non accorgersene.
Anche se coloro che dovrebbero incentivare questa creatività mettono i bastoni fra le ruote, rendendo la cosa assai più difficile.

Bisogna "combattere"?
Si. Perché è sicuramente difficile emergere, far sentire la propria voce ed esprimere i propri talenti, ma non impossibile.

Proprio in un periodo come questo, di massima criticità, quando tutto ciò che ci circonda ci suggerisce scenari apocalittici, si può rinascere.

C'è fermento. C'è vita.
Lo vedo fra i miei amici e i miei colleghi, che siano musicisti, attori, autori, scrittori o altro.
C'è voglia di creare, di emergere e di realizzare.
Nonostante ci vogliano far credere che questo non ha un valore.
In effetti non ne ha.
Ha VALORE, che è assai differente.

E se nel mio piccolo mondo io ne conosco così tanti, è anche sicuro che ce ne sono altri dieci, cento, mille in giro.
Dobbiamo solo rendercene conto.
Capire che si può fare, che si può realizzare, che si può creare e portare avanti tutto questo.
Nonostante i bastoni fra le ruote, gli scoraggiamenti, le facce scure e le porte chiuse.

C'è fermento.
Possiamo Rinascere.

Non dimenticarlo.

Micia si è distesa sul mio letto, facendomi capire di raggiungerla perché ormai è tardi.
Così tardi che fra poco dovremmo dire che è troppo presto (cit.)