Mi ero svegliato abbastanza presto e, mentre cercavo di dare un senso a quella mattinata, accesi la tv per vedere le notizie principali.
La principale era una:
il cantante Freddie Mercury, leader dei Queen, si era spento nella notte vinto da quella malattia che, solamente 48 ore prima, aveva annunciato al mondo.
La notizia che Freddie fosse malato circolava ufficiosamente da diverso tempo.
Anche all'inizio dell'anno, all'uscita del nuovo "Innuendo", si facevano illazioni sul suo stato di salute.
Il fatto poi che non presenziò alla presentazione del disco, l'ennesimo annuncio che non ci sarebbe stato un tour di supporto e, soprattutto, il video del singolo omonimo non vedesse nessuno della band ritratto (se non a livello artistico da materiale di repertorio splendidamente montato) non faceva altro che aumentare i dubbi.
Quando, in primavera, uscì il secondo singolo "I'm Going Slightly Mad" con annesso video, sembrò zittire tutte queste informazioni. Stesso discorso per il video "Headlong", che mostrava la band in studio di registrazione a ridere e scherzare.
Si certo, si notava la magrezza di Mercury (esattamente come le vecchie immagini ai tempi di "The Miracle" e di "Barcelona"). Ma da qui a dare ragione ai vari gossip ne correva abbastanza.
Il campanello d'allarme tornò, prepotente, quando uscì il quarto singolo "The Show Must Go On", anche questo con video montato da materiale d'archivio.
Il testo e la natura del suono facevano presagire ad un testamento.
Come tutto il disco, col senno di poi.
Appena sentita la notizia la prima cosa che feci fu chiamare un vecchio amico nonché musicista, Fabrizio, anche lui grande fan della band inglese.
- Ciao Fabri sono Tunch
- Oh ciao Tunch, che succede?
- Hai sentito la notizia? E' morto Freddie...
- Cazzo... passi da me?
Fu così che Fabrizio decise di non andare a scuola e passammo gran parte del tempo a casa sua ad ascoltare gli album della band, a ricordare i discorsi fatti durante l'anno, riguardare le vhs dei concerti etc.
In serata mi trovai con un altro mio vecchio amico, Ricki, decidendo di andare a bere una birra in un pub di un paese vicino, cosa che facevamo spesso.
Entrando sentimmo il locale risuonare della musica dei Queen e facemmo un segno positivo al gestore del locale.
Mentre ordinavamo da bere, parlando dell'accaduto, il gestore mi disse che anche Eric Carr era mancato quello stesso giorno, sottolineando il fatto che la notizia della scomparsa del cantante inglese avesse totalmente oscurato quella della morte del batterista dei Kiss aumentando in me, giovincello di 17 anni amante della musica rock, quel senso di vuoto che mi portavo appresso dal mattino.
Eric Carr era stato il batterista che sostituì Peter Criss (il gatto) nella formazione della band newyorkese.
Ai tempi del trucco divenne "la volpe" e, quando la band di Stanley&Co decise di togliere le maschere, rimase saldamente al proprio posto (cosa che invece non accadde ai diversi chitarristi della band).
L'anno prima della morte ad Eric venne diagnosticato un cancro al cuore che, purtroppo, si era esteso anche ai polmoni.
Le cure sembravano fare effetto, o comunque un lento miglioramento.
Purtroppo riusciì a incidere un ultimo brano per la band (colonna sonora di un film, poi successivamente inserito nell'album seguente "Revenge" del 1992, a lui dedicato) per poi spegnersi, dopo un mese di un nuovo ricovero, proprio quel 24 novembre.
Eric fu un musicista di tutto rispetto che visse, pur amato, all'ombra dei due fondatori della band Paul Stanley e Gene Simmons.
E rimase nell'ombra anche il giorno della sua morte, oscurato dal clamore per la scomparsa di Freddie.
Pochi giorni dopo mi trovavo a passeggiare per Milano, dopo un turno di doppiaggio.
Avendo abbastanza tempo andai a fare un giro nei pressi del duomo, giusto per vedere qualche vetrina e respirare l'aria natalizia.
Rimasi colpito da un disegno fatto da un "madonnaro" (artisti che disegnano sui pavimenti coi gessi, chiamati così per il soggetto che di norma eseguono).
Ritraeva Eric col suo trucco da volpe dietro una batteria.
Un disegno davvero molto bello (ai tempi non esistevano le fotocamere digitali e i cellulari che circolavano erano ancora pochi e, ovviamente, senza fotocamera. Un peccato non avere una foto di questa opera).
Sotto c'erano segnate la data di nascita, la data di morte, un ringraziamento e una scritta che assomigliava ad un "non ti dimenticheremo".
Ogni anno, in questo giorno, mi piace ricordare entrambi.
Su Freddie si è scritto, detto e visto di tutto.
Su Eric un po' meno.
Queste sono le loro ultime due apparizioni in video.
Già malati, già segnati dal destino.
Ma la cosa più importante è che le loro opere sopravvivono.
QUEEN - These Are The Days Of Our Lives -
KISS - God Gave Rock And Roll To You II -
Thanx.


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