giovedì 13 febbraio 2014

L'Artista d'avanguardia

Ti racconto una storia, veloce e, spero, piacevole.

Nel 2008, con i "Joey Tassello and the Excellent Adventure", portavamo in scena uno spettacolo chiamato "The Big Pulp Adventure", concerto-musical-recital dedicato al cinema pulp.


Lo spettacolo aveva un forte impatto narrativo, anche grazie al lavoro che avevamo fatto su sceneggiatura, scelta di immagini da proiettare (a tempo di musica), selezione dei musicisti etc.

Avendo avuto un certo successo decidemmo di portarlo al Colonia Sonora Festival, importante rassegna musicale piemontese che si svolgeva in estate.
Quello era l'anno in cui si giocavano gli europei di calcio, quindi un bel rischio riguardo affluenza di pubblico (cosa successa ad ogni concomitanza con eventi calcistici).
Per evitare insuccessi si decise di abbinare il nostro spettacolo ad una band storica, che ben poteva apprezzare il tipo di show proposto:
gli Skiantos.


Il giorno del concerto eravamo piuttosto elettrizzati. Non solo per l'esibizione, soprattutto il fatto di poter condividere lo stage con una band di culto, che ha segnato la storia della musica rock italiana.
I bolognesi furono molto gentili, disponibili e affabili. 
Esattamente come ci aspettavamo io e Tassello, i nostri idoli erano dei bravi cazzari dediti allo svacco più totale.

La prima cosa che dissero era che potevamo suonare quanto ci pareva, non avevamo i classici vincoli del minutaggio "stretto" (di solito 40 minuti per le band spalla). 
Quindi potevamo proporre il nostro show per intero.
La seconda fu la risposta positiva alla richiesta di poter partecipare alla fine dello show.
Roberto Freak Antoni (voce, fondatore e mente del complesso) si disse entusiasta all'idea di sparare all'intera band (il finale dello spettacolo prima dei bis).

C'era un solo piccolo problema:
Freak e Dandy Bestia (chitarrista ed altro membro storico della band) dovevano andare a presentare, presso la Feltrinelli di Torino, un loro libro con cd. Ed erano piuttosto agitati perché non avevano nessuno cui chiedere un passaggio.
Al che mi offrii io, in quanto non necessitavo di alcun soundcheck (la mia era una parte recitata, con un inserto musicale).

Nel giro di pochi minuti mi ritrovai a passeggiare per Torino con i due bolognesi.
Essendo stato, in passato, molto interessato ai movimenti di protesta della bologna del 1977, al movimento musicale di quel periodo e dell'interesse artistico dell'epoca, feci lunghe chiacchierate col duo, specie con Freak, che si rese assai disponibile a raccontarmi aneddoti su quel periodo, al suo rapporto con artisti del calibro di Andrea Pazienza (altro mio grande mito), del giovane Vasco Rossi (e molte storie divertenti ed interessanti riguardo il loro rapporto) e di tanti altri di quel periodo.

Rimasi con loro per tutto il pomeriggio, assistetti alla conferenza stampa godendomi quel momento simpatico e pieno di interessanti spunti.

Alla fine della conferenza stampa il duo si congedò, non prima di aver prestato le giuste attenzioni al loro pubblico, regalando autografi, fotografie, pacche sulle spalle, abbracci etc.
Prima di scendere al piano inferiore, Freak prese due copie del libro+cd "devo fare due regali a due persone importanti" e lo vidi fare diligentemente la fila in cassa e pagare i due prodotti.
Cioè... un libro suo, della sua band, di gran parte della sua storia. Un libro che avrebbe potuto prendere gratis, invece se lo pagava.
E lo faceva per fare un regalo.

Successe poi un imprevisto.
Dopo aver salutato una coppia di vecchi amici "sono ragazzi che mi ospitano sempre quando vengo a Torino" ed essere rimasto con loro una decina di minuti, si girò per indicarmi il via e tornare al festival.
E lo fece porgendomi il libro.
"mi fa piacere che tu lo abbia, un piccolo ricordo da parte nostra"
Fu un gesto del tutto spontaneo e sincero, che non mi sarei mai aspettato.
Di quei gesti di una volta, che non si usano quasi più.
Un gesto che mi abbracciò per tutto il ritorno, mentre continuavamo a chiacchierare di ogni cosa. 
Un gesto che mi tenne compagnia tutto il concerto, quando Freak Antoni salì poi sul palco e fece, con me, tutto il finale.
Un gesto che ricordo sempre con molta gioia ed una punta d'orgoglio.


Ti racconto questo perché l'autore di quel gesto, oggi, ci ha lasciati per sempre.
Ci ha salutati in silenzio, in una bella giornata di sole.
In un Febbraio primaverile.

Quel piccolo geniale folle bolognese che mi regalò parte della sua storia in un pomeriggio.
Grazie Roberto.
Continua a far casino ovunque tu sia ora. 
Artista d'avanguardia.












venerdì 24 gennaio 2014

Il teatro è vita

Mi è capitato sovente che la gente mi chieda "ma come ti è venuto in mente di fare l'attore?".
Eh boh... chi se lo ricorda...

porta pazienza, son passati anche più di 26 anni ormai

Sicuramente ha influito la passione che mi ha trasmesso mia madre (appassionata di cinema e teatro), il fatto che da sempre ho "interpretato" personaggi. Che lo facessi animando i giocattoli, o di persona, con gli amici, ho sempre "finto" di essere altra gente, di crearmi personaggi buffi (e non solo) cercando l'attenzione generale.
Persino a scuola non mancavo di fare qualche stupidaggine e di tenermi quasi sempre al centro dell'attenzione.

ricordo anche di aver fatto parte di uno spettacolo a scuola, in quarta elementare. dovevo essere il protagonista di una lunga storia. la sapevo tutta a memoria, mi sentivo contento e preparato.
presi la febbre e rimasi a casa un paio di giorni. al ritorno il personaggio era stato dato ad un altro bambino. 
vissi la prima di una lunga serie di delusioni professionali! 
mi diedero comunque una bella parte in quella che, anni dopo, riconobbi essere un "monologo". 
fui bravo, mi dissero. lo strillone che pubblicizzava il giornale della scuola.
ma io volevo fare il protagonista della storia lunga!

Sta di fatto che, a metà della seconda media, volevo fare l'attore.
Mi iscrissi anche ad un corso di recitazione nel doposcuola. Facendo anche una serie di scenette che vennero poi filmate e, successivamente, visionate dal pubblico.
Mi divertiva.
Potevo usare parrucche, travestimenti, impersonare il vecchio disegnando la barba sulla faccia o il gangster cattivo.

C'erano delle volte in cui "rubavo" la telecamera di mia madre e, con i miei più cari amici, giravamo delle piccole storie in vhs.

ti stai chiedendo dove siano questi filmati? a casa dei miei genitori, ovviamente.
chissà, magari un giorno li trasferirò in digitale e li condividerò in rete...
... forse...

Storie horror demenziali davvero assurde.
Ti basti sapere che una di queste si chiamava "Batosmar e il padrone mostro"... ma l'Osmar del titolo non ero io! Io mi occupavo di fare gli intro, la regia e le riprese.
Robe assurde, fidati!

Nel settembre del 1987 mi iscrissi al Laboratorio Teatrale di Torino, praticamente un'accademia d'arte drammatica a tutti gli effetti.
La scuola si svolgeva in tre anni. Un primo anno detto "amatoriale", d'avvicinamento (2 volte a settimana con lezioni da 4 ore circa, con recitazione, dizione e fonetica).
E due anni "professionali", tutti i giorni con 6 ore di lezioni al giorno. Più i saggi. Più eventuali spettacoli in scuole, proloco etc.
Le lezioni erano lunghe e dure, e trattavano ogni cosa. Dalla recitazione al mimo, passando per storia del teatro, canto, yoga, scherma, espressione corporea, trucco, judo e danza.

Ad Ottobre del 1987 venni preso per un corto pubblicitario e, nel Dicembre del 1987, Margherita Fumero mi fece debuttare in uno spettacolo teatrale vero. In un teatro vero. Con attori veri!

un piccolo e grassottello bimbetto

Tutto questo perché avevo 13 anni ma ne dimostravo molti meno. Soprattutto avevo naturalezza e sfacciataggine, il giusto mix per non rendersi bene conto di quello che si poteva "rischiare", ma con una certa dose di serietà lavorativa (che mi porto tutt'ora dietro).

nota, non arrivavo a toccare per terra
da seduto 

E quindi, poco più che ragazzetto, mi trovai a calcare le assi del palcoscenico.
Ovviamente senza lasciare la scuola, anzi.

andavo anche a scuola al mattino, disegno meccanico. 
esperienza ridicola durata un solo anno. fa conto che non te lo abbia nemmeno scritto.

Finito il primo anno introduttivo incominciai il secondo, professionale.
E lì continuai a fare spettacoli in giro per i palchi piemontesi (specie spettacoli natalizi e laudi pasquali) e a preparare le giornate del saggio.

si, sono capelli quelli

E continuai a fare teatro per tanti altri anni.

Ma non era di questo che ti volevo parlare, bensì delle sensazioni che si provano sul palcoscenico.
Il teatro ha una magia indescrivibile.
Quando arrivi e vedi la platea, sali in proscenio, vai nei camerini e ti prepari il materiale. Poi ti trucchi, ti vesti, ti metti a posto ciò che ti serve vicino le quinte, ripassi a memoria e scarichi la tensione passeggiando e ripetendo le varie scene.
E in quei momenti ti senti euforico, teso, adrenalinico, eccitato, emozionato, sicuro, determinato.
Senti la platea che piano piano si riempie, il vociare del pubblico, i minuti che passano, le battute e gli scherzi coi colleghi, i vari riti e scaramanzie, le occhiate d'intesa e favoreggiamento. E la voglia di spaccare tutto!

E poi il cigolare delle assi del palcoscenico, l'odore delle quinte e del sipario, la polvere, il calore delle luci soffuse, il bisbigliare per non farsi sentire dal pubblico, l'assistente di scena che ti avvisa degli ultimi minuti rimasti prima dell'inizio dello spettacolo, l'assicurarsi che sia tutto in ordine e pronto.

Infine il buio sul palco, il prendere posizione in scena, le luci che si spengono in platea e, di colpo, il silenzio del pubblico.
Il rumore del sipario che si apre, gli applausi degli spettatori, le luci che riprendono forma e danno vita allo spettacolo.
E da lì in avanti il gioco comincia. E cominciano nuove emozioni.

Una sensazione di potere ti investe quando ti accorgi di avere gli sguardi di tutto il pubblico addosso.
In quel momento sei solo tu il centro di quell'universo.
Tu hai il potere.
Il potere di far sognare e coinvolgere le persone.
Se ci riesci, hai vinto.

Quando ti trovi bene in una compagnia, i colleghi diventano i migliori amici con cui condividere il gioco. Ti scambi la fiducia e la gioia di essere lì assieme. Condividi le stesse sensazioni, le stesse emozioni, la stessa adrenalina.
Se c'è sintonia puoi anche inventare e rendere più appetitosa la performance. Improvvisare a braccetto per poi tornare sui giusti binari, occhiate d'intesa e poi giocare, giocare e giocare ancora.
Se ti diverti si diverte il pubblico. Lo capisce, si sente coinvolto, rimane appagato, si sente parte di te. Tu sei loro, loro sono te.
E' la cosa più bella del mondo.
E' diverso dal suonare, dallo stare sul set, davanti alle telecamere, al microfono o in regia.
E' tutta un'altra cosa.
E' tutta la mia vita.

Dio, quanto mi manca il teatro.









giovedì 23 gennaio 2014

Amarcord - i giocattoli dei miei tempi [Micronauti]

E visto che due giorni fa ho compiuto 40 anni (me li hai fatti gli auguri!?), faccio il bravo e non ti prometto che sarò puntuale nei miei scritti. No.
Però inauguro una "nuova"e soprattutto originale rubrica amarcord chiamata "i giocattoli dei miei tempi".
Va che robe ti faccio scoprire!


bellino che ero


MICRONAUTI

Ci fu un tempo in cui i videogames non esistevano.
"Porca miseria", penseranno i più giovani, "e con che cosa passavano il tempo i bambini?".
Coi giocattoli. Pensa un po'.

A parte sta intro da nonno davanti al camino, te che stai leggendo questo proprio giuvincello non sei, dì la verità.
Però i Micronauti forse non te li ricordi, o non li hai mai visti. 
E io sono qui per te.
Prima ancora dei Transformers c'erano loro a regnare incontrastati fra i robbottoni di noi bimbetti di metà anni '70.


All'inizio non avevano nulla a che vedere con i robot. 
Erano più una specie di ominidi/androidi, corredati ognuno con qualche astronave o simile, legato alla tipologia di personaggio. Tipo quello con il sarcofago egizio.
Ne avevo uno uguale, ma lo ricordavo blu.


Tutti avevano diverse particolarità.
Costavano un botto e si rompevano come niente fosse, ad esempio.
Però erano dannatamente belli, attraenti, ti invogliavano alla collezione assidua, al gioco condiviso con gli altri bambini, a creare un mondo di storie immaginarie e passare così ore e ore a farsi i viaggioni.

Nel frattempo la fantascienza in Italia conobbe due fenomeni:
Guerre Stellari e i cartoni animati giapponesi coi robot!!!
Da lì la fine. 
Perché quelli dei Micronauti si ispirarono a Jeeg Robot D'Acciaio per tirare fuori due gioiellini che ci fecero agitare come fossimo dei tarantolati in preda all'astinenza da eroina e topa.

infermiera, voglio la mia dose!

Eccoli, in tutto il loro splendore.
Force Commander il buono, dal luccicoso manto bianco, due tubi stile sub ed il portamento fiero ed incazzuso.
Baron Karza il cattivo, il dark, a metà strada fra Dart Fener e la creatura di Frankenstein ed il portamento fiero ed incazzuso.

Perché entrambi erano fieri ed incazzusi, e che uno fosse il buono e l'altro il cattivo sarà stato dato dal colore, non ricordo. Ma ricordo di essere, ancora oggi, intossicato da loro!!
Ma un cavaliere poteva non avere il suo corazzato ronzino?
Giammai!!

infermiera!!!!

Mamma mia, non puoi capire. NON PUOI CAPIRE!
Provo a ricompormi.

Sta di fatto che dalla fine degli anni '70 a metà degli anni '80 loro sono stati il non plus ultra di ogni bimbetto che si rispettasse.
E piacevano anche a molte femminucce.

Ora ti spiego.
Il corpo era compatto e, nelle giunture, quattro fori con due binari in ferro ciascuna e, in mezzo, una potente calamita. Perché il bello di questi robottoni era che potevi togliere gli arti e inserirci i vari gadget in dotazione. Fra cui due missili a punta, modello trivella, che potevi anche posizionare sulla schiena.
Se staccavi le gambe, e toglievi la testa del cavallo, avevi subito uno splendido centauro.
Dalla pancia potevi sparare un missile.
Ed entrambi i pugni erano due potentissime armi, che venivano sparati all'occorrenza (ed erano anche le prime cose che andavano perdute).

NON PUOI CAPIRE!

Poco dopo, pare solo per il mercato italiano, uscirono anche dei "cugini" alieni.


magma e floron, chiaro?

Quindi, complice anche le pubblicità televisive e quelle sui giornalini, i poveri genitori dovevano accedere a dei mutui per poter accontentare i propri pargoli.
Soprattutto il periodo natalizio a causa del catalogo della GIG, che aveva lo stesso effetto per noi bambini come lo ha la figa su Rocco Siffredi.
Per diverso tempo noi venivamo bombardati da queste immagini, ovunque.

come si può resistere a tanta beltà? dimmelo!

anche i fumetti!!

lo so, ti stai chiedendo che è l'ergo spalma. 
poi te lo spiegherò.

E lui che ti guardava, sempre. Con fare tentatore.

Force Commander. 
Fa di me quel che vuoi.

Come succede spesso, si arrivò ad avere così tanti personaggi nuovi in uscita da iniziare la saturazione.

il principe

e l'imperatore

tutta la famiglia

Ed infatti, con l'arrivo dei Masters Of The Universe, i Micronauti iniziarono a perdere fascino e, prima ancora che i Transformers vedessero il cielo italiano, i deliziosi e ambitissimi robottoni erano già stati dimenticati.

Col passare del tempo, ovviamente, c'è stata la riscoperta.
Dirai "beh, perché non li hanno più prodotti?"
Sbagli. Pare che abbiano fatto una fugace apparizione sul mercato del 21esimo secolo. Non nei negozi di giocattoli, bensì nei negozi di collezionismo, fumetterie, shop di giochi di ruoli e simili. A prezzi osceni, as usual.

In rete si trovano anche quelli dei miei tempi. Inutile aggiungere che si trovano su cifre a cui confronto essere schiaffeggiati da un gorilla incazzato e con gli ormoni primaverili a mille sarebbe meno doloroso.
Uffa.

Ecco, se vuoi farmi un bel regalo per i miei primi 40 anni, sai già come potresti rendermi felice.


lui si sarebbe davvero il massimo

ma anche Jeeg è una alternativa molto piacevole

Per non saturarti evito di raccontarti che il successo fu così grande che uscirono anche i supereroi Marvel e Dc Comics calamitati, personaggi di film e cartoni animati.
E ti evito anche la storia della micronite.

Micronite!!?!?!?

brividi lungo la schiena

Ma questa è un'altra storia.