domenica 28 ottobre 2012
Viaggiare
Il concetto di viaggiare mi ha sempre spaventato.
Quella cosa del "sai cosa lasci ma non sai cosa trovi", anche se nata per altri esempi, puoi benissimo girarla anche per il concetto del viaggio.
Ti prepari il materiale da portare, ti procuri il biglietto o prepari l'auto, studi l'eventuale itinerario e poi parti. E partire vuol dire anche salutare qualcuno o qualcosa, ed anche se il viaggio prevede un ritorno a lungo o breve termine il lasciare qualcosa di proprio, di familiare, di rituale... mi spaventa sempre un po'.
Forse retaggio di quando mio padre si trasferiva lontano da casa per lavoro, in inverno e in estate, quando ero piccolo. E doverlo rivedere solamente durante le festività o mesi dopo, al suo ritorno.
O anche quando salutavo la mia mamma e andavo a trovare i miei parenti a Napoli nel periodo estivo, quando ero ancora più piccolo.
Questo per quanto riguarda il concetto, l'idea.
Viaggiare fisicamente, paradossalmente, mi piace un sacco.
Mi piace preparare le cose giuste da mettere in valigia, studiare l'itinerario (quando vi è la necessità), l'attesa della partenza e il trasferimento vero e proprio.
So cosa stai pensando. Che tutto questo è irrazionale. D'altronde mi son sempre definito una incoerenza con le scarpe da ginnastica... non sempre, ma in molti casi.
Il problema di fondo è uno:
io il viaggio me lo godo poco perché, nel 95% dei casi... dormo.
Che sia auto, treno, aereo... io dormo. Con buona pace di chi mi accompagna.
Lo giuro, io ci provo in tutte le maniere a rimanere attivo. Chiacchierando, leggendo, eventualmente ascoltando musica, anche cantando... ma niente da fare, Morfeo il più delle volte ha la meglio su di me.
Forse sempre tornando a quando ero piccolo, i lunghi viaggi che affrontavo con la mia mamma, o con le mie (all'epoca) giovani zie, avvenivano quasi sempre di notte (dato le lunghe tratte).
E, molto probabilmente, il cullare del veicolo di trasporto mi ricorda quelle ore che sarebbero state interminabili per un bambino, se non fosse subentrato il sonno.
"Se dormi vedrai che, quando ti sveglierai, saremo quasi arrivati. Il viaggio dura meno se dormi" mi dicevano da bimbetto. E seguire quei consigli mi riusciva benissimo!
Scrivo questo perché anche il rumore del treno mi concilia il sonno.
Lo sferragliare delle ruote sui binari, il fischio del locomotore, lo stridere dei freni, gli altoparlanti delle stazioni. Ben poche cose mi portano tanto sonno quanto questi suoni.
Per la maggior parte della mia vita il treno è stato il mezzo che più ho usato per viaggiare.
Quando son partito militare, pendolare per lavoro, per andare a trovare amici, per le vacanze.
Il treno mi ha tenuto compagnia in tante occasioni.
L'aereo è stata una conoscenza tardiva.
Tanto era il terrore all'idea di usarlo quanta la tranquillità e la comodità provata una volta presa la mania di viaggiare volando.
Ma anche lì, il sonno ha preso il sopravvento.
Mi è capitato spessissimo di imbarcarmi, posare il bagaglio a mano, allacciarmi la cintura e, di colpo, trovarmi al momento dell'atterraggio. Perdendomi il gusto della partenza e della durata.
Per non parlare dello spostamento in città.
Dato che abitavo in un paese di campagna, il mezzo di locomozione per raggiungere il centro di Torino è sempre stato il bus.
Non il bus di linea, ma quelli privati. Quelli che passano uno ogni 45/60 minuti.
Di quelli che se li perdevi, ti giocavi tutta la giornata.
E dato che il viaggio durava circa 50 minuti, ed essendo il più delle volte da solo, Morfeo aveva carta bianca nell'attirarmi a sé. Armato di cuffiette e cappellino mi son fatto certe ronfate da record.
Il problema subentrava quando la mia meta non corrispondeva al capolinea... e lì quante volte mi son svegliato troppo tardi, anche a fermata appena superata. E l'unica cosa da fare era scendere a quella successiva e farsela a piedi. Ovviamente imprecando qualcosina...
L'unica è la nave che mi distrae troppo.
Non solo per le possibilità che ti danno a disposizione, tipo cinema discoteche bar etc.
Soprattutto perché adoro vedere il mare, sentire l'aria che ti attraversa, i profumi, le luci e i paesaggi, il rumore delle onde, sentire addosso le piccole gocce salate, il rollio... ecco, in nave addormentarmi mi riesce più difficile.
Non impossibile, ma difficile.
sabato 27 ottobre 2012
Che rabbia!
Premessa:
non penso di saperne più di altri per partito preso, né credo di essere migliore di altri.
Ma son certo di non essere il primo venuto, o l'ultimo degli stronzi. D'altronde aver passato più della metà della mia vita facendo il mio lavoro, qualcosa l'avrò pure imparata no?
Una cosa che poco amo in generale è la presunzione, l'arroganza e l'ignoranza (di fondo) di certe persone.
Figurati nel mio lavoro.
Ora, sono il primo che rimane ad ascoltare i consigli, i suggerimenti e le critiche da parte delle persone. Che siano addetti ai lavori o semplici "spettatori".
Serve sempre tutto.
Ma le persone che ti perculano perché ti considerano "giovane" di questo ambiente non li sopporto proprio.
Che poi, all'alba dei 39 anni, vorrei sapere quando l'alone di "giovinezza" sparirà...
Succede che certi personaggi si sentano in diritto di considerarti meno di nulla solamente perché (credono) tu sia uno che faccia le cose per divertimento, nel campo dello spettacolo.
E così pensano di farti un favore, quando ti danno uno spazio in cui dimostrare la tua creatività.
Probabilmente perché hanno a che fare con persone che si "improvvisano" in questo campo (cosa purtroppo vera).
Quando, invece, hanno davanti persone che di questo fanno un vero e proprio mestiere, con tutti gli studi del caso, la gavetta, le varie esperienze etc e che, davanti alle palesi stronzate che costoro tirano fuori come scusanti nel volerti mettere i bastoni fra le ruote, ricevono risposte competenti e tecniche, questi sedicenti omini del mestiere si spaventano e non aspettano altro di trovare un errore per poter tirare fuori la loro arroganza e cercare di sovrastarti con il loro piccolo potere inutile.
Perché certa gente è vecchia fuori e vecchia dentro, ha vissuto un'epoca dove tutto gli era concesso e, al tramonto del loro operato, si ritrova davanti persone che ne sanno più di loro.
E, in un periodo di grossa crisi come quello che stiamo vivendo, spaventa più del dovuto.
E' questa gente vecchia che ostacola chi ha creatività, talento, idee, conoscenze più moderne.
E' a causa di questa gente se il panorama italiano è ridotto ai minimi termini.
Perché non accettano di farsi da parte. Non accettano che ci siano giovani che ne sappiano più di loro e, soprattutto, che questi giovani siano totalmente indipendenti, autosufficienti, creativi e freschi.
Perché chi ha il cervello capisce quando sbaglia ed impara a non commettere più gli stessi sbagli.
Ma chi ha paura non perdona lo sbaglio che aspettavano al varco. La scusa per farti sentire meno di loro, quegli omini che gli errori del passato li ha dimenticati. Essendo vecchi fuori e vecchi dentro.
Dovremmo, noi giovani, dare una bella spazzata a questo vecchiume. A questi parassiti legati al loro posto, alla loro poltrona, al loro status.
Perché se è vero che la merda si usa come concime, se troppo secca non serve nemmeno più a quello.
Arriverà il giorno in qui farò nomi e riferimenti.
Manca poco.
non penso di saperne più di altri per partito preso, né credo di essere migliore di altri.
Ma son certo di non essere il primo venuto, o l'ultimo degli stronzi. D'altronde aver passato più della metà della mia vita facendo il mio lavoro, qualcosa l'avrò pure imparata no?
Una cosa che poco amo in generale è la presunzione, l'arroganza e l'ignoranza (di fondo) di certe persone.
Figurati nel mio lavoro.
Ora, sono il primo che rimane ad ascoltare i consigli, i suggerimenti e le critiche da parte delle persone. Che siano addetti ai lavori o semplici "spettatori".
Serve sempre tutto.
Ma le persone che ti perculano perché ti considerano "giovane" di questo ambiente non li sopporto proprio.
Che poi, all'alba dei 39 anni, vorrei sapere quando l'alone di "giovinezza" sparirà...
Succede che certi personaggi si sentano in diritto di considerarti meno di nulla solamente perché (credono) tu sia uno che faccia le cose per divertimento, nel campo dello spettacolo.
E così pensano di farti un favore, quando ti danno uno spazio in cui dimostrare la tua creatività.
Probabilmente perché hanno a che fare con persone che si "improvvisano" in questo campo (cosa purtroppo vera).
Quando, invece, hanno davanti persone che di questo fanno un vero e proprio mestiere, con tutti gli studi del caso, la gavetta, le varie esperienze etc e che, davanti alle palesi stronzate che costoro tirano fuori come scusanti nel volerti mettere i bastoni fra le ruote, ricevono risposte competenti e tecniche, questi sedicenti omini del mestiere si spaventano e non aspettano altro di trovare un errore per poter tirare fuori la loro arroganza e cercare di sovrastarti con il loro piccolo potere inutile.
Perché certa gente è vecchia fuori e vecchia dentro, ha vissuto un'epoca dove tutto gli era concesso e, al tramonto del loro operato, si ritrova davanti persone che ne sanno più di loro.
E, in un periodo di grossa crisi come quello che stiamo vivendo, spaventa più del dovuto.
E' questa gente vecchia che ostacola chi ha creatività, talento, idee, conoscenze più moderne.
E' a causa di questa gente se il panorama italiano è ridotto ai minimi termini.
Perché non accettano di farsi da parte. Non accettano che ci siano giovani che ne sappiano più di loro e, soprattutto, che questi giovani siano totalmente indipendenti, autosufficienti, creativi e freschi.
Perché chi ha il cervello capisce quando sbaglia ed impara a non commettere più gli stessi sbagli.
Ma chi ha paura non perdona lo sbaglio che aspettavano al varco. La scusa per farti sentire meno di loro, quegli omini che gli errori del passato li ha dimenticati. Essendo vecchi fuori e vecchi dentro.
Dovremmo, noi giovani, dare una bella spazzata a questo vecchiume. A questi parassiti legati al loro posto, alla loro poltrona, al loro status.
Perché se è vero che la merda si usa come concime, se troppo secca non serve nemmeno più a quello.
Arriverà il giorno in qui farò nomi e riferimenti.
Manca poco.
martedì 16 ottobre 2012
Ciao
Fatto.
Ho reso "pubblico" il mio piccolo blog.
Ho atteso qualche giorno, giusto il tempo per riempire di qualcosa questo... qualcosa.
L'ho reso "pubblico" mettendo il link sia sulla mia pagina personale in facebook, sia sul mio account twitter.
Quindi, se sei arrivato/a a leggere queste mie righe probabilmente hai cliccato uno dei link postati. E, presumibilmente, mi conoscerai già.
Una conoscenza sommaria per alcuni. Più precisa per altri.
Per i primi questo potrebbe essere un modo per potermi conoscere un po' di più. I secondi potrebbero ritrovarsi in qualche mio appunto.
In entrambi i casi, cercherò di rendere più piacevole e divertente questo mio "aprire la porta sul mio mondo", magari coinvolgendoti.
Forse ti chiederai perché uso la seconda persona nello scrivere.
Molti blog che ho frequentato/letto in questi anni erano quasi tutti rivolti al plurale.
Preferisco uno scritto più diretto. Forse per non peccare di presunzione, dato che rivolgersi al plurale potrebbe significare l'assoluta certezza che siano in molti a leggere.
E poi, francamente, chiunque legga lo fa coi propri occhi, anche se davanti al pc si è più di uno.
Sbaglio?
Ho reso "pubblico" il mio piccolo blog.
Ho atteso qualche giorno, giusto il tempo per riempire di qualcosa questo... qualcosa.
L'ho reso "pubblico" mettendo il link sia sulla mia pagina personale in facebook, sia sul mio account twitter.
Quindi, se sei arrivato/a a leggere queste mie righe probabilmente hai cliccato uno dei link postati. E, presumibilmente, mi conoscerai già.
Una conoscenza sommaria per alcuni. Più precisa per altri.
Per i primi questo potrebbe essere un modo per potermi conoscere un po' di più. I secondi potrebbero ritrovarsi in qualche mio appunto.
In entrambi i casi, cercherò di rendere più piacevole e divertente questo mio "aprire la porta sul mio mondo", magari coinvolgendoti.
Forse ti chiederai perché uso la seconda persona nello scrivere.
Molti blog che ho frequentato/letto in questi anni erano quasi tutti rivolti al plurale.
Preferisco uno scritto più diretto. Forse per non peccare di presunzione, dato che rivolgersi al plurale potrebbe significare l'assoluta certezza che siano in molti a leggere.
E poi, francamente, chiunque legga lo fa coi propri occhi, anche se davanti al pc si è più di uno.
Sbaglio?
lunedì 15 ottobre 2012
Manic Street Preachers - If You Tolerate This Your Children Will Be Next
Il futuro vi insegna ad essere soli
Il presente ad essere raggelati ed impauriti
Perciò, se posso sparare ai conigli,
allora posso anche sparare ai fascisti
Proiettili oggi per il vostro cervello,
Ma ci scorderemo di nuovo tutto ciò
Monumenti messi dalla penna sulla carta
Mi si trasformano in un vile senza coraggio
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
La gravità mi fa tenere la testa bassa,
O forse è solo la vergogna
di essere giovani ed essere così inutili
Quest'oggi un foro nella vostra testa,
ma sono un pacifista.
Ho camminato per La Ramblas,
ma non con un vero intento
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
E per le strade stanotte un vecchio gioca
con ritagli di giornale dei suoi giorni gloriosi.
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Il presente ad essere raggelati ed impauriti
Perciò, se posso sparare ai conigli,
allora posso anche sparare ai fascisti
Proiettili oggi per il vostro cervello,
Ma ci scorderemo di nuovo tutto ciò
Monumenti messi dalla penna sulla carta
Mi si trasformano in un vile senza coraggio
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
La gravità mi fa tenere la testa bassa,
O forse è solo la vergogna
di essere giovani ed essere così inutili
Quest'oggi un foro nella vostra testa,
ma sono un pacifista.
Ho camminato per La Ramblas,
ma non con un vero intento
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
E per le strade stanotte un vecchio gioca
con ritagli di giornale dei suoi giorni gloriosi.
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
sabato 13 ottobre 2012
la tv odierna
Molte volte mi è capitato di illustrare il mio disappunto (per essere edulcorato) sul 90% della tv odierna.
Tanti la pensano come me, molti altri invece mi chiedono il perché, o non capiscono.
Scusa, ma da uno che è nato e cresciuto con una tv che trasmetteva cose tipo:
E che annoverava, fra attori e presentatori, nomi come Gigi Proietti, Massimo Troisi, Carlo Verdone, Francesco Nuti, Alessandro Benvenuti, Adolfo Celi, Renato Rascel, Macario, Corrado, Beppe Grillo (pre M5S), Enzo Tortora, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello (nella tv statale), Enrico Montesano, Ugo Tognazzi, Claudio Cecchetto, Stefania Rotolo, Loretta Goggi, Athina Cenci, Daniela Goggi...
... diventa assai difficile farsi piacere una tv piena di reality, gente famosa per dubbie qualità, donnine svestite senza arte né parte, comici non comici, nonattori, talent (?) show, bustineletterinemeteorine, telegiornali gossippari, cartoni patetici etc etc.
Per questo, pur lavorandoci nel mio piccolo, mi raccomando di spegnerla, questa tv.
Ma non perché sia "disinformativa" o di cattivo gusto.
Semplicemente, perché è brutta.
Tanti la pensano come me, molti altri invece mi chiedono il perché, o non capiscono.
Scusa, ma da uno che è nato e cresciuto con una tv che trasmetteva cose tipo:
- Sandokan
- Supergulp
- Happy Days
- Doctor Who (quello storico con Tom Baker)
- Spazio 1999
- UFO
- Banana Split
- Buonasera con
- Luna Park
- Non Stop
- Atlas Ufo Robot
- Jeeg Robot D'Acciaio
- La Famiglia Mezil
- Radici
- Olocausto
- Star Trek (la serie originale)
- Il Grande Mazinga
- Portobello
- Discoring
- Popcorn
- Mork E Mindy
- Gundam
- Muppet Show
E che annoverava, fra attori e presentatori, nomi come Gigi Proietti, Massimo Troisi, Carlo Verdone, Francesco Nuti, Alessandro Benvenuti, Adolfo Celi, Renato Rascel, Macario, Corrado, Beppe Grillo (pre M5S), Enzo Tortora, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello (nella tv statale), Enrico Montesano, Ugo Tognazzi, Claudio Cecchetto, Stefania Rotolo, Loretta Goggi, Athina Cenci, Daniela Goggi...
... diventa assai difficile farsi piacere una tv piena di reality, gente famosa per dubbie qualità, donnine svestite senza arte né parte, comici non comici, nonattori, talent (?) show, bustineletterinemeteorine, telegiornali gossippari, cartoni patetici etc etc.
Per questo, pur lavorandoci nel mio piccolo, mi raccomando di spegnerla, questa tv.
Ma non perché sia "disinformativa" o di cattivo gusto.
Semplicemente, perché è brutta.
Il doppiaggio - riflessione -
Esiste una leggenda metropolitana piuttosto radicata:
il doppiatore è un attore fallito.
A mio modo di vedere questa rimane, appunto, solo una leggenda.
Tutti i doppiatori che conosco arrivano dal teatro.
3/4 di questi continuano a recitare sul palcoscenico.
Io stesso, prima di iniziare a doppiare, avevo già 3 anni di esperienza in teatro (come professionista e come studente).
La base di recitazione è fondamentale per chi vuole intraprendere questo mestiere.
E per base di recitazione intendo anche dizione e fonetica.
Senza le tre componenti di cui sopra è piuttosto inutile pensare di fare questo lavoro.
Come in tutte le professioni bisogna studiare (1) e mantenersi allenati con gli esercizi (2)
Sicuramente all'inizio non è facile ma con le conoscenze tecniche, la determinazione e una buona dose di pazienza e costanza si riescono ad ottenere buoni risultati. Se non ottimi.
Discorso differente è riuscire a lavorare con continuità.
Qui, oltre alla bravura, si necessita una buona dose di fortuna e caparbietà.
Quando iniziai io, nel 1990, la "moda" del doppiaggio non era ancora in auge.
Certo, si conoscevano alcuni nomi, si sapeva di questo mestiere... ma veniva un po' trattato come "lavoro di serie b". Soprattutto dagli addetti ai lavori, che alimentavano la leggenda parlando con sufficienza riguardo questo "ramo" della recitazione.
Secondo me anche perché doppiando si guadagnano più soldi che stando sul palcoscenico.
Questo non è certo una colpa del doppiaggio.
Il problema fondamentale è che col teatro non ci mangi (a parte entrando nel circuito dei "grossi nomi", che siano i teatri stabili o in appoggio ad attori consolidati. Ma entrare in questi "lidi" è cosa assolutamente non facile... e non sempre per demeriti professionali).
Davanti alla fame uno fa le scelte che ritiene più appropriate.
Col tempo i media sembra abbiano avuto una "riscoperta" del doppiaggio, anche grazie ad ospitate televisive varie e disparate di colleghi e, di conseguenza, un maggiore interessamento da parte delle persone.
Non è raro che mi capiti di interagire con la gente che mi dice "ah quanto mi piacerebbe fare doppiaggio" ora, mentre in passato accadeva assai di rado.
A queste frasi rispondo di solito "siamo già in troppi" sorridendo, sottolineando l'ironia di questa.
Non è una frase a caso comunque.
Siamo effettivamente in tanti e, in un periodo di grossa crisi come questo, non è affatto facile ritagliarsi un proprio posto. Specie se si abita in una città come Torino, dove si deve "lottare" con più forza per riuscire ad ottenere qualcosa (non solo i doppiatori, ma gli studi stessi).
Per mia esperienza personale, quindi, questi sono alcuni punti piuttosto precisi da seguire per cercare di ottenere qualcosa in questo campo (ed anche in altri, ovviamente):
Questi, ovviamente, sono i miei due cents.
Vorrei al momento concludere facendo uno "spot" ad una persona che con la sua passione e dedizione ha contribuito a rendere il nostro mestiere più visibile:
Antonio Genna.
Segui il suo sito, dove vi è una dettagliatissima sezione dedicata al doppiaggio e a noi doppiatori, con schede molto precise e professionali.
http://www.antoniogenna.net/ - il sito -
http://www.antoniogenna.net/doppiaggio/doppiaggio.htm - la sezione dedicata al doppiaggio -
http://www.facebook.com/groups/doppiatori/ - il gruppo su facebook -
il doppiatore è un attore fallito.
A mio modo di vedere questa rimane, appunto, solo una leggenda.
Tutti i doppiatori che conosco arrivano dal teatro.
3/4 di questi continuano a recitare sul palcoscenico.
Io stesso, prima di iniziare a doppiare, avevo già 3 anni di esperienza in teatro (come professionista e come studente).
La base di recitazione è fondamentale per chi vuole intraprendere questo mestiere.
E per base di recitazione intendo anche dizione e fonetica.
Senza le tre componenti di cui sopra è piuttosto inutile pensare di fare questo lavoro.
Come in tutte le professioni bisogna studiare (1) e mantenersi allenati con gli esercizi (2)
Sicuramente all'inizio non è facile ma con le conoscenze tecniche, la determinazione e una buona dose di pazienza e costanza si riescono ad ottenere buoni risultati. Se non ottimi.
immagine presa dal sito darsch.it
Qui, oltre alla bravura, si necessita una buona dose di fortuna e caparbietà.
Quando iniziai io, nel 1990, la "moda" del doppiaggio non era ancora in auge.
Certo, si conoscevano alcuni nomi, si sapeva di questo mestiere... ma veniva un po' trattato come "lavoro di serie b". Soprattutto dagli addetti ai lavori, che alimentavano la leggenda parlando con sufficienza riguardo questo "ramo" della recitazione.
Secondo me anche perché doppiando si guadagnano più soldi che stando sul palcoscenico.
Questo non è certo una colpa del doppiaggio.
Il problema fondamentale è che col teatro non ci mangi (a parte entrando nel circuito dei "grossi nomi", che siano i teatri stabili o in appoggio ad attori consolidati. Ma entrare in questi "lidi" è cosa assolutamente non facile... e non sempre per demeriti professionali).
Davanti alla fame uno fa le scelte che ritiene più appropriate.
Col tempo i media sembra abbiano avuto una "riscoperta" del doppiaggio, anche grazie ad ospitate televisive varie e disparate di colleghi e, di conseguenza, un maggiore interessamento da parte delle persone.
Non è raro che mi capiti di interagire con la gente che mi dice "ah quanto mi piacerebbe fare doppiaggio" ora, mentre in passato accadeva assai di rado.
A queste frasi rispondo di solito "siamo già in troppi" sorridendo, sottolineando l'ironia di questa.
Non è una frase a caso comunque.
Siamo effettivamente in tanti e, in un periodo di grossa crisi come questo, non è affatto facile ritagliarsi un proprio posto. Specie se si abita in una città come Torino, dove si deve "lottare" con più forza per riuscire ad ottenere qualcosa (non solo i doppiatori, ma gli studi stessi).
Per mia esperienza personale, quindi, questi sono alcuni punti piuttosto precisi da seguire per cercare di ottenere qualcosa in questo campo (ed anche in altri, ovviamente):
- studio
- esercizio
- pazienza
- umiltà
- caparbietà e una piccola dose di "sfacciataggine" (che però non deve disturbare il punto 4)
- tanto, ma tanto culo
- ascoltare sempre i consigli (che questi vengano dai colleghi, dai direttori di doppiaggio ma anche dai tecnici sono sempre utili)
- ascoltare i giudizi critici del pubblico, ma non farsene una malattia (ci sarà sempre qualcuno a cui la tua voce, su quel personaggio, non piacerà. Fa parte del gioco). Col tempo si riesce a capire chi spara nel mucchio e chi effettivamente ha qualche rimostranza che ti può servire per rendere più credibile/piacevole il personaggio a cui stai lavorando.
Questi, ovviamente, sono i miei due cents.
Vorrei al momento concludere facendo uno "spot" ad una persona che con la sua passione e dedizione ha contribuito a rendere il nostro mestiere più visibile:
Antonio Genna.
Segui il suo sito, dove vi è una dettagliatissima sezione dedicata al doppiaggio e a noi doppiatori, con schede molto precise e professionali.
http://www.antoniogenna.net/ - il sito -
http://www.antoniogenna.net/doppiaggio/doppiaggio.htm - la sezione dedicata al doppiaggio -
http://www.facebook.com/groups/doppiatori/ - il gruppo su facebook -
venerdì 12 ottobre 2012
Amarcord - parte 1
Visto che ti sei soffermato/a su questo blog, perché non darti la possibilità di conoscere un po' della mia storia?
Tranqui, saranno solamente piccoli ricordi sparsi che chiamerò Amarcord - parte etc.
Non saranno necessariamente in ordine cronologico, ma solamente secondo l'umore del momento.
Sono nato in un periodo in cui la televisione aveva pochi canali, principalmente le reti nazionali. Le televisioni locali probabilmente stavano sperimentando le loro prime messe in onda (francamente non ricordo).
E, soprattutto, il colore era privilegio di pochi.
Mio padre era un allenatore di cavalli da corsa (così come mio nonno in Argentina e suo padre prima di lui etc). Con mia madre nei primi tempi si viveva nelle stanze messe a disposizione all'interno dell'ippodromo.
Ricordo qualcosa:
una stanzetta unica, piccola, i bagni nel corridoio in comune con gli altri ospiti dei piccoli alloggi.
Un tavolinetto in legno rotondo con le gambe in ferro e, lì sopra, la nostra prima televisione:
un oggettino bianco e piccolo, assolutamente in B/N, con le manopoline ai lati (questo televisore ci tenne compagnia negli anni, anche dopo aver trovato il nostro primo alloggio e il nostro primo televisore a colori).
Ricordo soprattutto certe serate estive all'aperto, nel prato/campo dove c'erano i box dei cavalli. Tutti assieme, grandi e piccini, a mangiare fuori bere ridere e quant'altro. Sempre con un televisore acceso.
Ho bene in mente una serata dove trasmettevano il "King Kong" del 1933.
Quanta paura!
Siam rimasti in quelle condizioni per un paio d'anni circa per poi trovare, finalmente, un piccolo alloggio all'interno di una villetta di proprietà, dove eravamo in affitto.
Quella casa ci tenne compagnia per quasi 18 anni, fra alti e bassi.
E' lì che crebbi, lì feci tutte le prime esperienze, lì ho ricordi che posso (senza dubbio) ritenere i più belli della mia vita.
Eravamo in un villaggio nella provincia torinese, quindi piuttosto tranquillo.
La via era il nostro mondo. Passavano poche auto per cui eravamo decisamente al sicuro.
In quella via eravamo gli assoluti padroni.
Si giocava a pallone soprattutto (con buona pace dei nostri genitori, non tutti contenti che il pallone andasse a sbattere contro i portoni in vetro delle nostre case quando i tiri superavano i cancelli/porta delle nostre partite), col mitico Supertele (il pallone che volava!) prima e l'altrettanto mitico Tango (più pesante e resistente, e per questo più costoso... chi lo possedeva sceglieva con chi giocare) dopo.
Ma, soprattutto d'estate, il nostro gioco top era nascondino.
Passavamo letteralmente le ore tutti quanti, maschi e femmine (quanta dolce ingenuità in queste due parole). Il bello era l'avvento del buio.
Dato che la nostra via non possedeva luci (era una via privata e non tutti erano favorevoli nel pagare l'illuminazione) il gioco diventava più arduo e, letteralmente, più figo.
Andavamo avanti fin quando i nostri genitori non ci chiamavano (giù in via, dalle finestre, dai balconi).
Penso che la frase più gettonata fosse "ancora 5 minuti mamma!"... invano...
Non scherzo, siamo andati avanti a forza di nascondino fino ad età "avanzata" (anche se il buio diventava complice di pomiciate varie, soprattutto).
Eravamo davvero una bella combriccola di bambini.
Con molti di loro sono tutt'ora in contatto (via web e non solo).
Penso che, con tutto il corredo di litigi e riappacificazioni, siano stati la compagnia di amici più bella che un bambino potesse avere.
Di questo ringrazio tutti quelli che ne hanno fatto parte.
Senza certi ricordi non sarei quello che sono adesso.
Nel tempo il villaggio è cambiato e, orrore, hanno messo i lampioni in via...
... i bimbi di oggi si perdono un sacco di cose...
Tranqui, saranno solamente piccoli ricordi sparsi che chiamerò Amarcord - parte etc.
Non saranno necessariamente in ordine cronologico, ma solamente secondo l'umore del momento.
Sono nato in un periodo in cui la televisione aveva pochi canali, principalmente le reti nazionali. Le televisioni locali probabilmente stavano sperimentando le loro prime messe in onda (francamente non ricordo).
E, soprattutto, il colore era privilegio di pochi.
Mio padre era un allenatore di cavalli da corsa (così come mio nonno in Argentina e suo padre prima di lui etc). Con mia madre nei primi tempi si viveva nelle stanze messe a disposizione all'interno dell'ippodromo.
Ricordo qualcosa:
una stanzetta unica, piccola, i bagni nel corridoio in comune con gli altri ospiti dei piccoli alloggi.
Un tavolinetto in legno rotondo con le gambe in ferro e, lì sopra, la nostra prima televisione:
un oggettino bianco e piccolo, assolutamente in B/N, con le manopoline ai lati (questo televisore ci tenne compagnia negli anni, anche dopo aver trovato il nostro primo alloggio e il nostro primo televisore a colori).
Ricordo soprattutto certe serate estive all'aperto, nel prato/campo dove c'erano i box dei cavalli. Tutti assieme, grandi e piccini, a mangiare fuori bere ridere e quant'altro. Sempre con un televisore acceso.
Ho bene in mente una serata dove trasmettevano il "King Kong" del 1933.
Quanta paura!
Siam rimasti in quelle condizioni per un paio d'anni circa per poi trovare, finalmente, un piccolo alloggio all'interno di una villetta di proprietà, dove eravamo in affitto.
Quella casa ci tenne compagnia per quasi 18 anni, fra alti e bassi.
E' lì che crebbi, lì feci tutte le prime esperienze, lì ho ricordi che posso (senza dubbio) ritenere i più belli della mia vita.
Eravamo in un villaggio nella provincia torinese, quindi piuttosto tranquillo.
La via era il nostro mondo. Passavano poche auto per cui eravamo decisamente al sicuro.
In quella via eravamo gli assoluti padroni.
Si giocava a pallone soprattutto (con buona pace dei nostri genitori, non tutti contenti che il pallone andasse a sbattere contro i portoni in vetro delle nostre case quando i tiri superavano i cancelli/porta delle nostre partite), col mitico Supertele (il pallone che volava!) prima e l'altrettanto mitico Tango (più pesante e resistente, e per questo più costoso... chi lo possedeva sceglieva con chi giocare) dopo.
Ma, soprattutto d'estate, il nostro gioco top era nascondino.
Passavamo letteralmente le ore tutti quanti, maschi e femmine (quanta dolce ingenuità in queste due parole). Il bello era l'avvento del buio.
Dato che la nostra via non possedeva luci (era una via privata e non tutti erano favorevoli nel pagare l'illuminazione) il gioco diventava più arduo e, letteralmente, più figo.
Andavamo avanti fin quando i nostri genitori non ci chiamavano (giù in via, dalle finestre, dai balconi).
Penso che la frase più gettonata fosse "ancora 5 minuti mamma!"... invano...
Non scherzo, siamo andati avanti a forza di nascondino fino ad età "avanzata" (anche se il buio diventava complice di pomiciate varie, soprattutto).
Eravamo davvero una bella combriccola di bambini.
Con molti di loro sono tutt'ora in contatto (via web e non solo).
Penso che, con tutto il corredo di litigi e riappacificazioni, siano stati la compagnia di amici più bella che un bambino potesse avere.
Di questo ringrazio tutti quelli che ne hanno fatto parte.
Senza certi ricordi non sarei quello che sono adesso.
la freccia indica la finestra dove abitavo io
... i bimbi di oggi si perdono un sacco di cose...
Eccomi qui
Ok... una domanda assolutamente dovuta:
perché un blog?
Si insomma, già ce ne sono tanti in giro per il web. Alcuni interessanti, altri meno.
Dunque, perché intasare la rete con l'ennesimo diario personale?
La prima risposta è piuttosto ovvia.
Perché è mio!
Non che non avessi provato, in passato, ad averne uno. Il problema è che non ricordo assolutamente quale fosse l'indirizzo...
quello della memoria è un problema ricorrente, se avrai voglia e costanza nel seguire questi miei scritti te ne accorgerai
La seconda risposta è: perché no?
Dopotutto sono un "artista", un esibizionista.
E cosa c'è meglio per un esibizionista di un mezzo per poter parlare di sé...!?
Quindi, chiunque tu sia, benvenuto/a.
Perdonami già da subito se non sarò costante, se sarò troppo egocentrico, se le mie idee non saranno esattamente come le tue, e per gli errori di sintassi.
Cercherò di essere il più preciso possibile.
E, per quanto potrò, pure simpatico.
Al massimo sarai libero/a di mandarmi tranquillamente a fare in culo ;)
Dimenticavo... grazie.
perché un blog?
Si insomma, già ce ne sono tanti in giro per il web. Alcuni interessanti, altri meno.
Dunque, perché intasare la rete con l'ennesimo diario personale?
La prima risposta è piuttosto ovvia.
Perché è mio!
Non che non avessi provato, in passato, ad averne uno. Il problema è che non ricordo assolutamente quale fosse l'indirizzo...
quello della memoria è un problema ricorrente, se avrai voglia e costanza nel seguire questi miei scritti te ne accorgerai
La seconda risposta è: perché no?
Dopotutto sono un "artista", un esibizionista.
E cosa c'è meglio per un esibizionista di un mezzo per poter parlare di sé...!?
Quindi, chiunque tu sia, benvenuto/a.
Perdonami già da subito se non sarò costante, se sarò troppo egocentrico, se le mie idee non saranno esattamente come le tue, e per gli errori di sintassi.
Cercherò di essere il più preciso possibile.
E, per quanto potrò, pure simpatico.
Al massimo sarai libero/a di mandarmi tranquillamente a fare in culo ;)
Dimenticavo... grazie.
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