Tranqui, saranno solamente piccoli ricordi sparsi che chiamerò Amarcord - parte etc.
Non saranno necessariamente in ordine cronologico, ma solamente secondo l'umore del momento.
Sono nato in un periodo in cui la televisione aveva pochi canali, principalmente le reti nazionali. Le televisioni locali probabilmente stavano sperimentando le loro prime messe in onda (francamente non ricordo).
E, soprattutto, il colore era privilegio di pochi.
Mio padre era un allenatore di cavalli da corsa (così come mio nonno in Argentina e suo padre prima di lui etc). Con mia madre nei primi tempi si viveva nelle stanze messe a disposizione all'interno dell'ippodromo.
Ricordo qualcosa:
una stanzetta unica, piccola, i bagni nel corridoio in comune con gli altri ospiti dei piccoli alloggi.
Un tavolinetto in legno rotondo con le gambe in ferro e, lì sopra, la nostra prima televisione:
un oggettino bianco e piccolo, assolutamente in B/N, con le manopoline ai lati (questo televisore ci tenne compagnia negli anni, anche dopo aver trovato il nostro primo alloggio e il nostro primo televisore a colori).
Ricordo soprattutto certe serate estive all'aperto, nel prato/campo dove c'erano i box dei cavalli. Tutti assieme, grandi e piccini, a mangiare fuori bere ridere e quant'altro. Sempre con un televisore acceso.
Ho bene in mente una serata dove trasmettevano il "King Kong" del 1933.
Quanta paura!
Siam rimasti in quelle condizioni per un paio d'anni circa per poi trovare, finalmente, un piccolo alloggio all'interno di una villetta di proprietà, dove eravamo in affitto.
Quella casa ci tenne compagnia per quasi 18 anni, fra alti e bassi.
E' lì che crebbi, lì feci tutte le prime esperienze, lì ho ricordi che posso (senza dubbio) ritenere i più belli della mia vita.
Eravamo in un villaggio nella provincia torinese, quindi piuttosto tranquillo.
La via era il nostro mondo. Passavano poche auto per cui eravamo decisamente al sicuro.
In quella via eravamo gli assoluti padroni.
Si giocava a pallone soprattutto (con buona pace dei nostri genitori, non tutti contenti che il pallone andasse a sbattere contro i portoni in vetro delle nostre case quando i tiri superavano i cancelli/porta delle nostre partite), col mitico Supertele (il pallone che volava!) prima e l'altrettanto mitico Tango (più pesante e resistente, e per questo più costoso... chi lo possedeva sceglieva con chi giocare) dopo.
Ma, soprattutto d'estate, il nostro gioco top era nascondino.
Passavamo letteralmente le ore tutti quanti, maschi e femmine (quanta dolce ingenuità in queste due parole). Il bello era l'avvento del buio.
Dato che la nostra via non possedeva luci (era una via privata e non tutti erano favorevoli nel pagare l'illuminazione) il gioco diventava più arduo e, letteralmente, più figo.
Andavamo avanti fin quando i nostri genitori non ci chiamavano (giù in via, dalle finestre, dai balconi).
Penso che la frase più gettonata fosse "ancora 5 minuti mamma!"... invano...
Non scherzo, siamo andati avanti a forza di nascondino fino ad età "avanzata" (anche se il buio diventava complice di pomiciate varie, soprattutto).
Eravamo davvero una bella combriccola di bambini.
Con molti di loro sono tutt'ora in contatto (via web e non solo).
Penso che, con tutto il corredo di litigi e riappacificazioni, siano stati la compagnia di amici più bella che un bambino potesse avere.
Di questo ringrazio tutti quelli che ne hanno fatto parte.
Senza certi ricordi non sarei quello che sono adesso.
la freccia indica la finestra dove abitavo io
... i bimbi di oggi si perdono un sacco di cose...


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