martedì 4 dicembre 2012

Zoo di 105 - il casting

Era già da qualche tempo che, col mio socio ed amico Joey Tassello, si pensava di spedire un po' del nostro materiale alla squadra dello Zoo di 105. Eravamo convinti che i nostri doppiaggi , finalizzati alla band "Joey Tassello and the Excellent Adventure" e agli spettacoli dal vivo, potessero interessare e piacere.
Sicuramente non eravamo i primi né saremmo stati ultimi a fare una operazione del genere, a partire dal gruppo "Nido di Cuculo" di cui siamo fan, ma a parte gli amici di "Ciau Bale" (noto show piemontese) che riproponevano ridoppiaggi in dialetto, avevamo notato che nessuno di questi li eseguiva in maniera professionale. Divertenti e a volte geniali certo, ma pur sempre amatoriali.
Unendo il mio lato artistico ed il lato tecnico di Joey sapevamo di aver tirato fuori scenette divertenti che facilmente ingannavano gli amici e spettatori di queste nostre reintepretazioni, forti anche del fatto di aver cominciato a lavorare assieme a pieno regime grazie alla cooperativa di doppiaggio ODS.

Ma il problema principale era: come venire in contatto con loro?
Certo, c'erano gli indirizzi di posta elettronica, i numeri di telefono etc.
Ma sarebbero stati disposti a dedicarci qualche minuto per visionare il nostro materiale?
Avrebbero trovato un po' di tempo da dedicare a noi?
E, soprattutto, quanta gente li contattava ogni giorno con idee progetti scritti?

Quindi per più di tre anni continuammo a ideare, produrre e realizzare per fatti nostri, cercando di migliorare.

Quando a fine 2010 avvenne la scissione all'interno del programma radiofonico avvisai subito Tassello.
"Secondo me è il momento ideale per proporci o, almeno, farci conoscere con i nostri lavori", ma si riproponevano le problematiche di cui sopra.
Non che ci mancasse la faccia tosta eh...
Tempo di pianificare, scegliere il materiale e, soprattutto, creare qualcosa di originale apposta per loro che si venne a sapere del "reclutamento" di Maccio Capatonda e della sua banda all'interno dello Zoo.
Figata, pensammo subito. Entrambi eravamo grandi fan dei loro lavori e questa scelta era stata molto più che azzeccata. E, di nuovo, abbandonammo l'idea di portare loro le nostre creazioni.

Nemmeno pochi giorni e venne fuori la notizia che lo Zoo di 105 avrebbe effettuato un casting per trovare un nuovo collaboratore per il programma.


Dopo esserci procurati la mail per iscriversi, grazie alla nostra amica e collega Elisa Dante (che scoprimmo, più avanti, anche lei provinante), inviammo la presentazione e link di alcuni nostri lavori.
La risposta affermativa arrivò il giorno dopo.

Finalmente io e Joey Tassello potevamo portare i nostri video allo Zoo.

L'appuntamento era fissato per il 19 Gennaio, mercoledì. Il giorno prima del mio compleanno.
L'area scelta erano degli studi in periferia di Milano, l'appuntamento era per le 13 circa. 
Ci accolse Milena, segretaria di radio 105. Ci fece firmare il foglio di presenza e compilare la liberatoria dandoci poi il numero per il casting. 
Si sarebbe svolto nel più classico dei modi:
noi davanti la telecamera su sfondo bianco a parlare con chi ci avrebbe fatto le domande.
Milena ci fece leggere un foglio con le domande che ci avrebbero rivolto, le classiche domande da provino (chi sei, da dove vieni, esperienze...), in più domande di carattere tecnico (uso di determinati programmi, esperienze in quel settore) che calzavano a pennello per Tassello. Quelle in ambito artistico (personaggi vocali, testi scritti...) erano più per me.

Insomma, essendo in coppia eravamo (forse) più avvantaggiati.
Sapevamo anche che la nostra amica Chiara Francese aveva sostenuto il provino il lunedì precedente, con ottimi risultati fra l'altro.

Nel locale c'erano tanti ragazzi, una saletta dove poter star seduti su dei divanetti e un via vai di gente anche non provinanti.
Confesso che eravamo piuttosto stanchi io e Tassello (lui ad un certo punto si addormentò pure vicino un calorifero), soprattutto perché più passava il tempo, più sembrava lontano il momento del nostro provino.
Conoscemmo un po' di ragazzi, facevamo battute al nostro solito... insomma eravamo i cazzari di sempre.
C'è chi cercava di essere simpatico in tutti i modi, chi si faceva i fatti propri, chi era più amichevole e chi più sulle sue.
Un bel bestiario per il nuovo Zoo!

Nel frattempo conoscemmo Massimo Cavozzi, il cameraman di 105 nonché collaboratore dello Zoo, e Gerry Romano, famoso speaker ed anche lui collaboratore del programma, che facevano interviste per il sito della radio. Anche con loro si parlò parecchio del più e del meno, soprattutto di musica e anche di calcio.

Finalmente, dopo più di 5 ore d'attesa, venne il nostro turno.
Milena ci disse che il nostro provino lo avrebbe voluto vedere. Ci aveva trovati simpatici e "cazzoni" al punto giusto e ci consigliò di non "spegnerci" davanti alle telecamere, come aveva visto fare ad altri provinanti che, in sala d'attesa, sprizzavano energia ma che davanti alla telecamera si erano improvvisamente ammosciati. Abituati ormai al nostro programma tv "Joey's Garage" era una delle poche cose di cui non dovevamo preoccuparci.

Entrammo nella sala, c'era un ragazzo che stava finendo il provino.
Ci fecero mettere da parte, segnarono i nostri nomi (sia d'arte che reali) e ci fecero un paio di foto. Una seria e una con "la faccia da Zoo".
Questo fu il risultato.


Pochi minuti dopo iniziò il provino vero e proprio.
C'erano diverse persone sedute ad un tavolo con la tv davanti, un altro gruppo di persone sedute al fondo della sala e una bella ragazza a farci le domande:
Stefania Pittaluga in Mazzoli. la moglie di Marco creatore e conduttore dello Zoo di 105.
Iniziò facendoci le prime domande che erano presenti sul foglio che ci fecero leggere ore prima, poi tutto proseguì in maniera piuttosto naturale, come fosse una delle nostre solite puntate folli televisive.
Ed infatti le domande si interruppero e si continuò invece a ruota libera.

Sentivamo la gente reagire bene, ridere e, nonostante la stanchezza che si leggeva sui loro volti, parevano sinceramente divertiti.



Alla fine del nostro provino Milena si alzò e ci fece ok con i pollici, sorridente e anche soddisfatta. Si avvicinò e ci disse "è andata benissimo ragazzi, sono contenta".
Consegnammo un dvd con i nostri lavori audio/video, parlammo ancora parecchio con la Stefy e con Eleonora Capostagno (la "popi popi" del programma radio).
Stefania ci disse subito "al di là di come andrà il provino, non smettete con i doppiaggi perché io ho anche il sito dello Zoo in mano, e sono sempre alla ricerca di contenuti da poter proporre al pubblico".
Ci salutarono tutti, tecnici compresi, e continuarono con i provini.

Fuori dalla sala Milena ci abbracciò e ci ripeté i complimenti, arrivò anche Cavozzi che ci disse "faccio il tifo per voi" ed anche Gerry Romano si congratulò con noi.

Durante il viaggio di ritorno io e Tassello parlammo di quella bella esperienza.
Comunque fosse andata ci eravamo divertiti e, cosa più importante, finalmente ci eravamo fatti conoscere. Avevamo detto "hei guardate che esistiamo anche noi" e non avevamo sfigurato davanti alla telecamera anzi, a giudicare dalle risate sentite, eravamo andati meglio di come ci eravamo immaginati. E consegnato il nostro materiale, finalmente!!
Non che ci facessimo troppe illusioni, ma sapevamo di non aver fatto una figura di merda.

Pochi giorni dopo arrivò la mail confermandoci di essere passati al provino e che ci avrebbero invitati in studio per una partecipazione in diretta durante il programma.

Ci buttammo subito a fare quello che siamo più capaci.
Lavorare.























sabato 24 novembre 2012

24 novembre 1991

Ricordo come fosse oggi quel giorno.
Mi ero svegliato abbastanza presto e, mentre cercavo di dare un senso a quella mattinata, accesi la tv per vedere le notizie principali.
La principale era una:
il cantante Freddie Mercury, leader dei Queen, si era spento nella notte vinto da quella malattia che, solamente 48 ore prima, aveva annunciato al mondo.
La notizia che Freddie fosse malato circolava ufficiosamente da diverso tempo.
Anche all'inizio dell'anno, all'uscita del nuovo "Innuendo", si facevano illazioni sul suo stato di salute.
Il fatto poi che non presenziò alla presentazione del disco, l'ennesimo annuncio che non ci sarebbe stato un tour di supporto e, soprattutto, il video del singolo omonimo non vedesse nessuno della band ritratto (se non a livello artistico da materiale di repertorio splendidamente montato) non faceva altro che aumentare i dubbi.

Quando, in primavera, uscì il secondo singolo "I'm Going Slightly Madcon annesso video, sembrò zittire tutte queste informazioni. Stesso discorso per il video "Headlong", che mostrava la band in studio di registrazione a ridere e scherzare.
Si certo, si notava la magrezza di Mercury (esattamente come le vecchie immagini ai tempi di "The Miracle" e di "Barcelona"). Ma da qui a dare ragione ai vari gossip ne correva abbastanza.

Il campanello d'allarme tornò, prepotente, quando uscì il quarto singolo "The Show Must Go On", anche questo con video montato da materiale d'archivio.
Il testo e la natura del suono facevano presagire ad un testamento.
Come tutto il disco, col senno di poi.

Appena sentita la notizia la prima cosa che feci fu chiamare un vecchio amico nonché musicista, Fabrizio, anche lui grande fan della band inglese.

- Ciao Fabri sono Tunch
- Oh ciao Tunch, che succede?
- Hai sentito la notizia? E' morto Freddie...
- Cazzo... passi da me?

Fu così che Fabrizio decise di non andare a scuola e passammo gran parte del tempo a casa sua ad ascoltare gli album della band, a ricordare i discorsi fatti durante l'anno, riguardare le vhs dei concerti etc.



In serata mi trovai con un altro mio vecchio amico, Ricki, decidendo di andare a bere una birra in un pub di un paese vicino, cosa che facevamo spesso.
Entrando sentimmo il locale risuonare della musica dei Queen e facemmo un segno positivo al gestore del locale.
Mentre ordinavamo da bere, parlando dell'accaduto, il gestore mi disse che anche Eric Carr era mancato quello stesso giorno, sottolineando il fatto che la notizia della scomparsa del cantante inglese avesse totalmente oscurato quella della morte del batterista dei Kiss aumentando in me, giovincello di 17 anni amante della musica rock, quel senso di vuoto che mi portavo appresso dal mattino.

Eric Carr era stato il batterista che sostituì Peter Criss (il gatto) nella formazione della band newyorkese.
Ai tempi del trucco divenne "la volpe" e, quando la band di Stanley&Co decise di togliere le maschere, rimase saldamente al proprio posto (cosa che invece non accadde ai diversi chitarristi della band).
L'anno prima della morte ad Eric venne diagnosticato un cancro al cuore che, purtroppo, si era esteso anche ai polmoni.
Le cure sembravano fare effetto, o comunque un lento miglioramento.
Purtroppo riusciì a incidere un ultimo brano per la band (colonna sonora di un film, poi successivamente inserito nell'album seguente "Revenge" del 1992, a lui dedicato) per poi spegnersi, dopo un mese di un nuovo ricovero, proprio quel 24 novembre.

Eric fu un musicista di tutto rispetto che visse, pur amato, all'ombra dei due fondatori della band Paul Stanley e Gene Simmons.
E rimase nell'ombra anche il giorno della sua morte, oscurato dal clamore per la scomparsa di Freddie.




Pochi giorni dopo mi trovavo a passeggiare per Milano, dopo un turno di doppiaggio.
Avendo abbastanza tempo andai a fare un giro nei pressi del duomo, giusto per vedere qualche vetrina e respirare l'aria natalizia.

Rimasi colpito da un disegno fatto da un "madonnaro" (artisti che disegnano sui pavimenti coi gessi, chiamati così per il soggetto che di norma eseguono).
Ritraeva Eric col suo trucco da volpe dietro una batteria.
Un disegno davvero molto bello (ai tempi non esistevano le fotocamere digitali e i cellulari che circolavano erano ancora pochi e, ovviamente, senza fotocamera. Un peccato non avere una foto di questa opera).
Sotto c'erano segnate la data di nascita, la data di morte, un ringraziamento e una scritta che assomigliava ad un "non ti dimenticheremo".



Ogni anno, in questo giorno, mi piace ricordare entrambi.
Su Freddie si è scritto, detto e visto di tutto.
Su Eric un po' meno. 

Queste sono le loro ultime due apparizioni in video.
Già malati, già segnati dal destino. 

Ma la cosa più importante è che le loro opere sopravvivono.

QUEEN - These Are The Days Of Our Lives -

                                      

KISS - God Gave Rock And Roll To You II

   


Thanx.

lunedì 19 novembre 2012

Non di sola Arte

Una domanda che spesso mi son sentito porre da persone che mi conoscevano poco, sapendo quale fosse la mia professione, è stata:
"Ma tu un lavoro normale lo hai mai fatto?"

Considerando le varie annate di crisi ricorrenti, ed il fatto che la piazza di Torino per quanto riguarda il settore dello spettacolo è una piazza piccola (1) e assai difficile (2) si, ne ho svolti molti di mestieri (o lavori "normali" che dir si voglia).
E dei più disparati, aggiungerei.

Ho lavorato come addetto alle pulizie in una società di una mia vecchia amica.
Eravamo "specializzati" nella pulizia e riordino delle camerate di cantieri, officine e piccole industrie.
Si partiva al mattino fino a tardo pomeriggio.
Ci sono toccati i container adibiti ad alloggi di molti cantieri pre olimpiade invernale torinese, dove si differenziavano le varie categorie:
  • architetti, ingegneri e direttivo. Praticamente delle stanze con letto singolo, scrivania, piccola cucina (in alcuni casi). Molto ordinate, precise, assai pulite. E ben arredate con oggetti personali di un certo "livello".
  • capi cantieri. Stanze a tre letti massimo, anche questi piuttosto ordinati, arredamento un po' più spartano ma assai confortevole.
  • gli operai. E qui c'era di tutto e di più. Letti a castello, armadi in ferro (molto stile camerata militare), uno massimo due tavolini, casino ovunque (scarponi sporchi, posaceneri, biancheria sparsa in giro, vestiti da lavoro appoggiati sulle sedie, stendini e molto altro). Ma, soprattutto, tanti e tanti... ma davvero tanti poster/fotografie appese con donne nude, calendari con modelle televisive più o meno svestite. E fotografie pornografiche in posizioni atletiche. Non mancavano anche fotografie dei propri cari, fidanzate... anche svestite!
Mi trovavo bene a lavorare in questo ambiente. A parte che vi era anche il mio, all'epoca, tastierista, poi altri amici e, per un periodo, anche i miei cugini argentini.
Siamo andati avanti per un po'... poi è finito tutto, sinceramente nemmeno ricordo il perché.


Ho fatto l'addetto agli inventari notturni per una catena di centri commerciali.
Sia manuali (contare ogni singolo pezzo di un determinato reparto), sia dotati di una specie di telecomando con scanner.
Venivamo prelevati da un bus che ci portava sul luogo, ci incolonnavano come un gregge e, sotto la sorveglianza di alcuni capireparto/responsabili, venivamo "indottrinati" nei vari reparti e preparati psicologicamente ad andare il più veloce e precisi possibili. I margini di errore dovevano essere "quasi" pari a zero.
Ovviamente non tutti erano svegli e veloci. Considera anche la pressione che ogni responsabile di corsia, di gruppo e di azienda esercitava, il controllo maniacale per ogni movimento, la conta che una tantum facevano sui pezzi contati che risultavano sui vari telecomandi, le urla e gli "sberleffi" quando qualcosa non quadrava o si era sotto la media di velocità/precisione e, in generale, il fiato sul collo che questi esercitavano su di noi, e puoi avere un quadro piuttosto chiaro di quanto fosse noioso e stressante questo lavoro. Sembrava di essere tornati ai tempi della naja.
Eri un numero o, al peggio, un nome da ironizzare e sgridare davanti agli altri operai.
Insomma, una gran rottura di balle.
Non ricordo di aver familiarizzato con nessuno dei miei colleghi, men che meno coi "superiori".
Arrivavo, facevo il mio (con buona dose di sgridate loro e tanto sano menefottismo da parte mia), finivo, tornavo a casa e via.
Si erano fatte anche diverse trasferte in altre città ed anche regioni.
Dormito in tutti i trasferimenti (ricordi il post riguardo i viaggi?)
Sono andato avanti per un bel po'. Alla fine bastava "tapparsi il naso" e filare dritto.
Oggi non saprei nemmeno più come impugnare quel dannato aggeggio.


Ho fatto l'addetto vendita presso un paio di negozi d'abbigliamento, accessori, giocattoli e casalinghi, specie nei periodi dei saldi.
Piegavo magliette (cosa che non ero mai stato in grado di fare bene fino ad allora), allestivo i vari manichini, facevo le pulizie e servivo in cassa.
Soprattutto, intrattenevo la clientela mentre servivo o facevo i conti. Lo spirito artistico era sempre presente. Sono andato avanti alcuni mesi, fra varie pause. Fin quando ho assistito alla chiusura di questa catena di negozi, passando il testimone ad un'altra azienda che aveva acquistato il marchio. Azienda che non ha più avuto bisogno di quello strano commesso che ballava e cantava mentre faceva i conti in cassa. Però me la cavavo.


Ho anche fatto carico/scarico merci e repartista per una grossa catena di ipermercati.
Mi avevano assegnato una corsia, nella fattispecie i panificati (pane in cassetta, crackers, biscotti, grissini etc) e pesce in scatola (tonno, alici, salmone et similia).
Si lavorava ad orari diversi. Di solito mattino presto durante la settimana e notturno nei week end.
Arrivavo al luogo di lavoro, bollavo il badge, si sbalancavano i diversi prodotti, si preparavano in corsia e poi si riempivano i vari scaffali, facendo ovviamente attenzione alle scadenze, alle mancanze e via dicendo.
Anche qui la velocità era la qualità più richiesta. Attenzione e velocità.
Quante volte ho finito sul filo di lana nell'allineare tutta la mia corsia! A volte anche a ipermercato aperto.
L'ambiente, alla fine, non era nemmeno male (a parte una grossa testa di cazzo che mi aveva puntato. Ho poi saputo che sto ominide frustrato ce l'aveva un po' con tutti).
Quando si lavorava tutta la notte (di norma dalle 22 alle 6), era uso fare due pause in sala mensa. E qui le signore mie colleghe ci deliziavano con teglie di lasagne, pizza, anche dolciumi portati da casa.
Ci si prendeva in giro, si facevano battute ma si lavorava duramente.
Avevo un capo che controllava tutto. Presente e a volte pedante, ma non cattivo.
Ci si poteva parlare.
Il problema è che codesto lavoro mi capitò in un periodo non proprio lucente della mia vita.
E, soprattutto, nei mesi più freddi dell'anno.
Ed andare avanti ed indietro fra i reparti, i magazzini e i cortili, con sbalzi di temperatura dai 25° interni ai -10° esterni, non era proprio fra le cose più piacevoli.
Mi proposero di allungare il contratto, ma avevo già dato il mio ok ad un altro lavoro (il piegamagliette di cui sopra) per l'anno nuovo.
Con qualche collega sono rimasto in contatto.


Hei! Ho anche lavorato nei call center!!!
Qui li ho praticamente fatti tutti.
Inbound ed outbound, assistenza clienti, vendita di spazi pubblicitari, portafoglio clienti per vendita vini, pagine gialle bianche verdi blu rosse, vendita contratti telefonici, sondaggi regionali, proposte di finanziamenti...
In un'azienda mi sono letteralmente rotto il culo per 4 mesi passando dalla vendita/proposta commerciale all'assistenza, facendo orari continuati 8.30/19.30. Prendendo insulti, incazzature di ogni tipo, gestendo le cazzate che facevano taluni colleghi rimediando alle loro deficienze, gli scleri dei miei capi, rimanendo allibito di fronte a certe uscite di clienti e alle loro ignoranze, le loro paure, le loro furberie, le loro arroganze, le minacce e, di rimando, tante ma tante supercazzore da antologia.
Senza considerare i tanti straordinari nei week end.
Per poi ricevere, la sera della scadenza di contratto a trenta minuti dalla chiusura del turno, un sms con scritto che "il contratto non verrà rinnovato. La ringraziamo per il lavoro svolto"... via SMS... meraviglioso!
Ovviamente gli ultimi 30 minuti credo siano stati fra i più esilaranti che quell'azienda abbia mai goduto.

Dovesse capitare mai che qualcuno di questi debba mai leggere queste righe, chiedo scusa a quei quattro ultimi clienti per le enormi prese per il culo ed i giochi di parole ricevuti in quelle mie ultime chiamate.


Sempre nei supermercati ho lavorato nei reparti freschi, giardinaggio, giocattoli, tempo libero, cartoleria, casalinghi, accessori auto e moto. Venduto biciclette e carta da culo. Zainetti per la scuola e vestiti di carnevale. Consigliato quali padelle usare e quale olio migliore per i motori (io, che di auto moto e robe simili non ho mai capito un cazzo).


Ma, soprattutto, ho lavorato tanti anni come antitaccheggio.
Si esatto, so già cosa stai pensando.
Ero uno di quelli che, facendo finta di fare la spesa, controllava che la gente non si fottesse la roba.
Giusto, facevo "l'infame".
Parecchi supermercati, negozi di cd/dvd, abbigliamento, profumerie, negozi di giocattoli e grandi magazzini per fornitori/addetti ai lavori (dove si vende solo ai professionisti, a prezzi agevolati, di tutto. Dal food al non food passando dall'arredamento alla tecnologia, dai tappeti persiani agli elettrodomestici fino al pesce fresco alla ferramenta e ai vestiti).
Proprio in questi magazzini ho "beccato" di tutto.
Professionisti come avvocati, commercialisti, imprenditori di ogni tipo, persino le suore!
"Occultavano" di tutto (perché GUAI a dire che rubano, che si rischiano le denunce).
Lampadine, lamette da barba, scarpe, giubbotti di pelle, videogames, cd/dvd, cibo di ogni genere (consumato o nascosto), orologi, cellulari, bottiglie di champagne, tv, forme di formaggio...

I metodi, poi, erano i più disparati:
dall'occultamento semplice (scartare la confezione intascando il prodotto) al nascondere la merce sotto altre, cambio di imballi, cambio prezzi (fra i più gettonati), indossati, nascosti sotto altri abiti, nelle tasche, sotto i cappelli, nei borselli, nelle scarpe, nei calzini, nelle mutande...
A volte uscivano semplicemente dalle uscite di emergenza, con una sicurezza davvero pregevole.
Di tutto e di più.
E la maggior parte di questi personaggi non erano certo "bisognosi", tutt'altro (come elencato prima).
Gente assolutamente insospettabile, vecchi e fidati clienti, amici di amici. I meglio!

Quanti insulti, quante minacce, urla pianti preghiere risate di scherno.
Ho preso botte, mi son difeso dalle botte, minacciato verbalmente o con bottiglie o coltelli, quanti "ti aspetto fuori"... avevo praticamente la fila....!
All'inizio ingoiavo con poca voglia. Poi ho imparato a fottermene per arrivare a sorridere e cercare di risolvere le situazioni più assurde con un certo tatto e tranquillità.

Con alcune di queste agenzie (ne ho cambiate diverse negli anni) ho dovuto fare qualche investigazione. Ma nulla di così divertente come si possa pensare.
Il più delle volte erano solo noiosi appostamenti.

Ho camminato tanto, facendo l'antitaccheggio. Questo si.
Ma tanto eh!!!
Infatti ai tempi avevo una linea mica da ridere.


Smisi perché una vita del genere non la riesci a reggere troppo.
A volte mi chiedo come i miei ex colleghi riescano ancora a sopravviverci.

Dimenticavo, una di queste agenzie mi deve ancora 2 mesi di stipendio, dall'Aprile 2009.
Mio caro Dan B, che tu possa campare cent'anni... pieni di malattie sempre nuove, sconosciute e parecchie fastidiose e dolorose, dannato figlio di peripatetica.


L'unico "mestiere" che mi son tenuto in questi anni è la sicurezza nelle fiere cittadine.
Quelle feste di via con bancarelle e spettacoli che tanto amano ed odiano i cittadini.
Ogni domenica si arriva al luogo prestabilito verso le 6.15 del mattino, si inizia chiudendo le vie con le transenne, presidiando i vari passaggi e controllando che gli ambulanti siano in lista ed abbiano le ricevute.
Durante il giorno si cerca di controllare che non entrino abusivi a piazzare i loro banchi e la loro merce senza regolare ricevuta, che non ci siano abusivi a piazzare per terra e, la sera, cercare di mantenere l'ordine e le strade chiuse fino ad avvenuta pulizia.
Prendendosi, ovviamente, tutti gli insulti degli ambulanti al mattino, degli abusivi durante il giorno e, soprattutto, dei residenti in serata, troppo restii a cambiare strada per raggiungere le loro abitazioni o altro (dopotutto Torino NON E' una città quadrata, dove ogni via parallela ti porta esattamente dove devi andare, figurati).
Senza considerare che noi lasciamo passare i residenti che hanno un garage o un parcheggio interno chiedendo unicamente di attendere qualche minuto, nel caso quel tratto di strada sia coperto dai ragazzi delle pulizie (che prima finiscono e prima ce ne andiamo tutti a casa). O, più semplicemente, pazientare se il parcheggio sotto casa (NON privato) non è disponibile se si stanno effettuando le pulizie.
E senza considerare che noi siamo in piedi da almeno 15 ore senza sosta. Che faccia caldo freddo ci sia la pioggia la neve il vento...

Come domenica scorsa.
Come oggi.
Come domenica prossima.

Già.



















domenica 11 novembre 2012

Pensieri liberi notturni



E' sabato notte, ore 2.45ca. Fuori piove. Sono appena rientrato da una cena con amici. Una serata tranquilla fra chiacchiere e risate.
Jeff Buckley sottofondo, sigarino e la tranquillità della casa solitaria. Micia gioca nell'entrata, a volte entra in camera, miagola qualcosa e poi torna ai suoi giochini, tranquillamente (senza fare gli agguati ninja o le corse da pazza).
Anche lei si sta godendo questa pace.

Pensavo alla crisi, a quella dannata compagna che negli ultimi mesi ci porta a passeggio fra notizie sconfortanti e tante altre cose carine.

Pensavo che dalle crisi si dovrebbe rinascere più forti.
Noi italiani siamo abituati a rinascere dai periodi bui. Non è un caso che, dopo il medioevo, proprio in Italia vi fu quello che è conosciuto in tutto il mondo come il Rinascimento.
Un periodo unico che ci invidia l'intero pianeta. Uno di quei periodi cui siamo riconosciuti padroni assoluti.
Periodo della nascita di Artisti giganteschi come Raffaello, Tiziano, Michelangelo, Leonardo...
C'erano le botteghe come quelle del Verrocchio da cui uscirono nomi come Botticelli e il già citato Da Vinci.
Non che storicamente si stesse proprio tranquilli (c'erano personaggi come il Savonarola che faceva un po' il cazzo che gli pareva, in nome di discutibili leggi divine).

Ma si respirava un'aria diversa, di fiducia.
Almeno, questo è quello che gli storici ci insegnano e le opere ci trasmettono.

Ed intanto Micia si è svegliata saltando e girando dentro una busta di carta, suo nuovo parco dei divertimenti.

Allora mi domando: perché l'Italia non si ricorda dei propri trascorsi storici?
Perché proprio l'Italia, patria di poeti pittori scrittori inventori etc, inciampa nell'errore più grosso di tagliare la Cultura?
Perché?
Perché quello che ci ha portato a primeggiare "positivamente" nel mondo deve essere disprezzato, violentato, stuprato e dimenticato?
Perché l'Italia non crede più nell'Arte italiana?
E, di rimando, perché l'italiano medio si è dimenticato cosa sia veramente la cultura italiana?

Eppure non è nemmeno passato un secolo da quando il nostro paese ha dato i natali ad artisti come De Filippo, Pirandello, D'Annunzio, Levi, De Sica, Rossellini, Pasolini, Monicelli...
Artisti che hanno vissuto in pieno le due grandi guerre mondiali, hanno patito la fame, hanno sofferto ed hanno creato, hanno combattuto, sono sopravvissuti ed hanno raccontato magicamente, al mondo, la loro Arte, le loro creazioni, i loro pensieri con opere che tutti ricordano e tutti ci invidiano, in ogni "angolo" del globo.

Tutta questa italica creatività c'è ancora?
Io dico di si.
Va cercata. Va incoraggiata. Valutata, studiata, apprezzata.
Anche se l'italiano medio non se ne accorge, o fa finta di non accorgersene.
Anche se coloro che dovrebbero incentivare questa creatività mettono i bastoni fra le ruote, rendendo la cosa assai più difficile.

Bisogna "combattere"?
Si. Perché è sicuramente difficile emergere, far sentire la propria voce ed esprimere i propri talenti, ma non impossibile.

Proprio in un periodo come questo, di massima criticità, quando tutto ciò che ci circonda ci suggerisce scenari apocalittici, si può rinascere.

C'è fermento. C'è vita.
Lo vedo fra i miei amici e i miei colleghi, che siano musicisti, attori, autori, scrittori o altro.
C'è voglia di creare, di emergere e di realizzare.
Nonostante ci vogliano far credere che questo non ha un valore.
In effetti non ne ha.
Ha VALORE, che è assai differente.

E se nel mio piccolo mondo io ne conosco così tanti, è anche sicuro che ce ne sono altri dieci, cento, mille in giro.
Dobbiamo solo rendercene conto.
Capire che si può fare, che si può realizzare, che si può creare e portare avanti tutto questo.
Nonostante i bastoni fra le ruote, gli scoraggiamenti, le facce scure e le porte chiuse.

C'è fermento.
Possiamo Rinascere.

Non dimenticarlo.

Micia si è distesa sul mio letto, facendomi capire di raggiungerla perché ormai è tardi.
Così tardi che fra poco dovremmo dire che è troppo presto (cit.)














domenica 28 ottobre 2012

Viaggiare



Il concetto di viaggiare mi ha sempre spaventato.
Quella cosa del "sai cosa lasci ma non sai cosa trovi", anche se nata per altri esempi, puoi benissimo girarla anche per il concetto del viaggio.
Ti prepari il materiale da portare, ti procuri il biglietto o prepari l'auto, studi l'eventuale itinerario e poi parti. E partire vuol dire anche salutare qualcuno o qualcosa, ed anche se il viaggio prevede un ritorno a lungo o breve termine il lasciare qualcosa di proprio, di familiare, di rituale... mi spaventa sempre un po'.

Forse retaggio di quando mio padre si trasferiva lontano da casa per lavoro, in inverno e in estate, quando ero piccolo. E doverlo rivedere solamente durante le festività o mesi dopo, al suo ritorno.
O anche quando salutavo la mia mamma e andavo a trovare i miei parenti a Napoli nel periodo estivo, quando ero ancora più piccolo.

Questo per quanto riguarda il concetto, l'idea.
Viaggiare fisicamente, paradossalmente, mi piace un sacco.
Mi piace preparare le cose giuste da mettere in valigia, studiare l'itinerario (quando vi è la necessità), l'attesa della partenza e il trasferimento vero e proprio.

So cosa stai pensando. Che tutto questo è irrazionale. D'altronde mi son sempre definito una incoerenza con le scarpe da ginnastica... non sempre, ma in molti casi.

Il problema di fondo è uno:
io il viaggio me lo godo poco perché, nel 95% dei casi... dormo.
Che sia auto, treno, aereo... io dormo. Con buona pace di chi mi accompagna.
Lo giuro, io ci provo in tutte le maniere a rimanere attivo. Chiacchierando, leggendo, eventualmente ascoltando musica, anche cantando... ma niente da fare, Morfeo il più delle volte ha la meglio su di me.

Forse sempre tornando a quando ero piccolo, i lunghi viaggi che affrontavo con la mia mamma, o con le mie (all'epoca) giovani zie, avvenivano quasi sempre di notte (dato le lunghe tratte).
E, molto probabilmente, il cullare del veicolo di trasporto mi ricorda quelle ore che sarebbero state interminabili per un bambino, se non fosse subentrato il sonno.

"Se dormi vedrai che, quando ti sveglierai, saremo quasi arrivati. Il viaggio dura meno se dormi" mi dicevano da bimbetto. E seguire quei consigli mi riusciva benissimo!

Scrivo questo perché anche il rumore del treno mi concilia il sonno.
Lo sferragliare delle ruote sui binari, il fischio del locomotore, lo stridere dei freni, gli altoparlanti delle stazioni. Ben poche cose mi portano tanto sonno quanto questi suoni.



Per la maggior parte della mia vita il treno è stato il mezzo che più ho usato per viaggiare.
Quando son partito militare, pendolare per lavoro, per andare a trovare amici, per le vacanze.
Il treno mi ha tenuto compagnia in tante occasioni.

L'aereo è stata una conoscenza tardiva.
Tanto era il terrore all'idea di usarlo quanta la tranquillità e la comodità provata una volta presa la mania di viaggiare volando.
Ma anche lì, il sonno ha preso il sopravvento.
Mi è capitato spessissimo di imbarcarmi, posare il bagaglio a mano, allacciarmi la cintura e, di colpo, trovarmi al momento dell'atterraggio. Perdendomi il gusto della partenza e della durata.



Per non parlare dello spostamento in città.
Dato che abitavo in un paese di campagna, il mezzo di locomozione per raggiungere il centro di Torino è sempre stato il bus.
Non il bus di linea, ma quelli privati. Quelli che passano uno ogni 45/60 minuti.
Di quelli che se li perdevi, ti giocavi tutta la giornata.
E dato che il viaggio durava circa 50 minuti, ed essendo il più delle volte da solo, Morfeo aveva carta bianca nell'attirarmi a sé. Armato di cuffiette e cappellino mi son fatto certe ronfate da record.
Il problema subentrava quando la mia meta non corrispondeva al capolinea... e lì quante volte mi son svegliato troppo tardi, anche a fermata appena superata. E l'unica cosa da fare era scendere a quella successiva e farsela a piedi. Ovviamente imprecando qualcosina...

L'unica è la nave che mi distrae troppo.
Non solo per le possibilità che ti danno a disposizione, tipo cinema discoteche bar etc.
Soprattutto perché adoro vedere il mare, sentire l'aria che ti attraversa, i profumi, le luci e i paesaggi, il rumore delle onde, sentire addosso le piccole gocce salate, il rollio... ecco, in nave addormentarmi mi riesce più difficile.
Non impossibile, ma difficile.







sabato 27 ottobre 2012

Che rabbia!

Premessa:
non penso di saperne più di altri per partito preso, né credo di essere migliore di altri.
Ma son certo di non essere il primo venuto, o l'ultimo degli stronzi. D'altronde aver passato più della metà della mia vita facendo il mio lavoro, qualcosa l'avrò pure imparata no?




Una cosa che poco amo in generale è la presunzione, l'arroganza e l'ignoranza (di fondo) di certe persone.
Figurati nel mio lavoro.
Ora, sono il primo che rimane ad ascoltare i consigli, i suggerimenti e le critiche da parte delle persone. Che siano addetti ai lavori o semplici "spettatori".
Serve sempre tutto.
Ma le persone che ti perculano perché ti considerano "giovane" di questo ambiente non li sopporto proprio.

Che poi, all'alba dei 39 anni, vorrei sapere quando l'alone di "giovinezza" sparirà...

Succede  che certi personaggi si sentano in diritto di considerarti meno di nulla solamente perché (credono) tu sia uno che faccia le cose per divertimento, nel campo dello spettacolo.
E così pensano di farti un favore, quando ti danno uno spazio in cui dimostrare la tua creatività.
Probabilmente perché hanno a che fare con persone che si "improvvisano" in questo campo (cosa purtroppo vera).

Quando, invece, hanno davanti persone che di questo fanno un vero e proprio mestiere, con tutti gli studi del caso, la gavetta, le varie esperienze etc e che, davanti alle palesi stronzate che costoro tirano fuori come scusanti nel volerti mettere i bastoni fra le ruote, ricevono risposte competenti e tecniche, questi sedicenti omini del mestiere si spaventano e non aspettano altro di trovare un errore per poter tirare fuori la loro arroganza e cercare di sovrastarti con il loro piccolo potere inutile.

Perché certa gente è vecchia fuori e vecchia dentro, ha vissuto un'epoca dove tutto gli era concesso e, al tramonto del loro operato, si ritrova davanti persone che ne sanno più di loro.
E, in un periodo di grossa crisi come quello che stiamo vivendo, spaventa più del dovuto.

E' questa gente vecchia che ostacola chi ha creatività, talento, idee, conoscenze più moderne.
E' a causa di questa gente se il panorama italiano è ridotto ai minimi termini.
Perché non accettano di farsi da parte. Non accettano che ci siano giovani che ne sappiano più di loro e, soprattutto, che questi giovani siano totalmente indipendenti, autosufficienti, creativi e freschi.

Perché chi ha il cervello capisce quando sbaglia ed impara a non commettere più gli stessi sbagli.
Ma chi ha paura non perdona lo sbaglio che aspettavano al varco. La scusa per farti sentire meno di loro, quegli omini che gli errori del passato li ha dimenticati. Essendo vecchi fuori e vecchi dentro.

Dovremmo, noi giovani, dare una bella spazzata a questo vecchiume. A questi parassiti legati al loro posto, alla loro poltrona, al loro status.

Perché se è vero che la merda si usa come concime, se troppo secca non serve nemmeno più a quello.

Arriverà il giorno in qui farò nomi e riferimenti.
Manca poco.


martedì 16 ottobre 2012

Ciao

Fatto.
Ho reso "pubblico" il mio piccolo blog.
Ho atteso qualche giorno, giusto il tempo per riempire di qualcosa questo... qualcosa.
L'ho reso "pubblico" mettendo il link sia sulla mia pagina personale in facebook, sia sul mio account twitter.

Quindi, se sei arrivato/a a leggere queste mie righe probabilmente hai cliccato uno dei link postati. E, presumibilmente, mi conoscerai già. 

Una conoscenza sommaria per alcuni. Più precisa per altri.

Per i primi questo potrebbe essere un modo per potermi conoscere un po' di più. I secondi potrebbero ritrovarsi in qualche mio appunto.
In entrambi i casi, cercherò di rendere più piacevole e divertente questo mio "aprire la porta sul mio mondo", magari coinvolgendoti.

Forse ti chiederai perché uso la seconda persona nello scrivere.
Molti blog che ho frequentato/letto in questi anni erano quasi tutti rivolti al plurale.
Preferisco uno scritto più diretto. Forse per non peccare di presunzione, dato che rivolgersi al plurale potrebbe significare l'assoluta certezza che siano in molti a leggere.
E poi, francamente, chiunque legga lo fa coi propri occhi, anche se davanti al pc si è più di uno.

Sbaglio?




lunedì 15 ottobre 2012

Manic Street Preachers - If You Tolerate This Your Children Will Be Next

Il futuro vi insegna ad essere soli
Il presente ad essere raggelati ed impauriti
Perciò, se posso sparare ai conigli,
allora posso anche sparare ai fascisti

Proiettili oggi per il vostro cervello,
Ma ci scorderemo di nuovo tutto ciò
Monumenti messi dalla penna sulla carta
Mi si trasformano in un vile senza coraggio

E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi

La gravità mi fa tenere la testa bassa,
O forse è solo la vergogna
di essere giovani ed essere così inutili

Quest'oggi un foro nella vostra testa,
ma sono un pacifista.
Ho camminato per La Ramblas,
ma non con un vero intento

E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi

E per le strade stanotte un vecchio gioca
con ritagli di giornale dei suoi giorni gloriosi.

E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
E se potete tollerare tutto questo,
poi i vostri figli saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi
Saranno i prossimi





sabato 13 ottobre 2012

la tv odierna

Molte volte mi è capitato di illustrare il mio disappunto (per essere edulcorato) sul 90% della tv odierna.
Tanti la pensano come me, molti altri invece mi chiedono il perché, o non capiscono.

Scusa, ma da uno che è nato e cresciuto con una tv che trasmetteva cose tipo:


  • Sandokan
  • Supergulp
  • Happy Days
  • Doctor Who (quello storico con Tom Baker)
  • Spazio 1999
  • UFO
  • Banana Split
  • Buonasera con
  • Luna Park
  • Non Stop
  • Atlas Ufo Robot
  • Jeeg Robot D'Acciaio
  • La Famiglia Mezil
  • Radici
  • Olocausto
  • Star Trek (la serie originale)
  • Il Grande Mazinga
  • Portobello
  • Discoring
  • Popcorn
  • Mork E Mindy
  • Gundam
  • Muppet Show


E che annoverava, fra attori e presentatori, nomi come Gigi Proietti, Massimo Troisi, Carlo Verdone, Francesco Nuti, Alessandro Benvenuti, Adolfo Celi, Renato Rascel, Macario, Corrado, Beppe Grillo (pre M5S), Enzo Tortora, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello (nella tv statale), Enrico Montesano, Ugo Tognazzi, Claudio Cecchetto, Stefania Rotolo, Loretta Goggi, Athina Cenci, Daniela Goggi...

... diventa assai difficile farsi piacere una tv piena di reality, gente famosa per dubbie qualità, donnine svestite senza arte né parte, comici non comici, nonattori, talent (?) show, bustineletterinemeteorine, telegiornali gossippari, cartoni patetici etc etc.

Per questo, pur lavorandoci nel mio piccolo, mi raccomando di spegnerla, questa tv.
Ma non perché sia "disinformativa" o di cattivo gusto.

Semplicemente, perché è brutta.


Il doppiaggio - riflessione -

Esiste una leggenda metropolitana piuttosto radicata:
il doppiatore è un attore fallito.
A mio modo di vedere questa rimane, appunto, solo una leggenda.

Tutti i doppiatori che conosco arrivano dal teatro.
3/4 di questi continuano a recitare sul palcoscenico.
Io stesso, prima di iniziare a doppiare, avevo già 3 anni di esperienza in teatro (come professionista e come studente).

La base di recitazione è fondamentale per chi vuole intraprendere questo mestiere.
E per base di recitazione intendo anche dizione e fonetica.
Senza le tre componenti di cui sopra è piuttosto inutile pensare di fare questo lavoro.

Come in tutte le professioni bisogna studiare (1) e mantenersi allenati con gli esercizi (2)
Sicuramente all'inizio non è facile ma con le conoscenze tecniche, la determinazione e una buona dose di pazienza e costanza si riescono ad ottenere buoni risultati. Se non ottimi.

immagine presa dal sito darsch.it


Discorso differente è riuscire a lavorare con continuità.
Qui, oltre alla bravura, si necessita una buona dose di fortuna e caparbietà.

Quando iniziai io, nel 1990, la "moda" del doppiaggio non era ancora in auge.
Certo, si conoscevano alcuni nomi, si sapeva di questo mestiere... ma veniva un po' trattato come "lavoro di serie b". Soprattutto dagli addetti ai lavori, che alimentavano la leggenda parlando con sufficienza riguardo questo "ramo" della recitazione.

Secondo me anche perché doppiando si guadagnano più soldi che stando sul palcoscenico.
Questo non è certo una colpa del doppiaggio. 
Il problema fondamentale è che col teatro non ci mangi (a parte entrando nel circuito dei "grossi nomi", che siano i teatri stabili o in appoggio ad attori consolidati. Ma entrare in questi "lidi" è cosa assolutamente non facile... e non sempre per demeriti professionali).
Davanti alla fame uno fa le scelte che ritiene più appropriate.

Col tempo i media sembra abbiano avuto una "riscoperta" del doppiaggio, anche grazie ad ospitate televisive varie e disparate di colleghi e, di conseguenza, un maggiore interessamento da parte delle persone.
Non è raro che mi capiti di interagire con la gente che mi dice "ah quanto mi piacerebbe fare doppiaggio" ora, mentre in passato accadeva assai di rado.

A queste frasi rispondo di solito "siamo già in troppi" sorridendo, sottolineando l'ironia di questa.
Non è una frase a caso comunque.
Siamo effettivamente in tanti e, in un periodo di grossa crisi come questo, non è affatto facile ritagliarsi un proprio posto. Specie se si abita in una città come Torino, dove si deve "lottare" con più forza per riuscire ad ottenere qualcosa (non solo i doppiatori, ma gli studi stessi).

Per mia esperienza personale, quindi, questi sono alcuni punti piuttosto precisi da seguire per cercare di ottenere qualcosa in questo campo (ed anche in altri, ovviamente):


  • studio
  • esercizio
  • pazienza
  • umiltà
  • caparbietà e una piccola dose di "sfacciataggine" (che però non deve disturbare il punto 4)
  • tanto, ma tanto culo 
  • ascoltare sempre i consigli (che questi vengano dai colleghi, dai direttori di doppiaggio ma anche dai tecnici sono sempre utili)
  • ascoltare i giudizi critici del pubblico, ma non farsene una malattia (ci sarà sempre qualcuno a cui la tua voce, su quel personaggio, non piacerà. Fa parte del gioco). Col tempo si riesce a capire chi spara nel mucchio e chi effettivamente ha qualche rimostranza che ti può servire per rendere più credibile/piacevole il personaggio a cui stai lavorando. 


Questi, ovviamente, sono i miei due cents.

Vorrei al momento concludere facendo uno "spot" ad una persona che con la sua passione e dedizione ha contribuito a rendere il nostro mestiere più visibile:
Antonio Genna.
Segui il suo sito, dove vi è una dettagliatissima sezione dedicata al doppiaggio e a noi doppiatori, con schede molto precise e professionali.

http://www.antoniogenna.net/ - il sito -
http://www.antoniogenna.net/doppiaggio/doppiaggio.htm - la sezione dedicata al doppiaggio -
http://www.facebook.com/groups/doppiatori/ - il gruppo su facebook -









venerdì 12 ottobre 2012

Amarcord - parte 1

Visto che ti sei soffermato/a su questo blog, perché non darti la possibilità di conoscere un po' della mia storia?
Tranqui, saranno solamente piccoli ricordi sparsi che chiamerò Amarcord - parte etc
Non saranno necessariamente in ordine cronologico, ma solamente secondo l'umore del momento.

Sono nato in un periodo in cui la televisione aveva pochi canali, principalmente le reti nazionali. Le televisioni locali probabilmente stavano sperimentando le loro prime messe in onda (francamente non ricordo).
E, soprattutto, il colore era privilegio di pochi.

Mio padre era un allenatore di cavalli da corsa (così come mio nonno in Argentina e suo padre prima di lui etc). Con mia madre nei primi tempi si viveva nelle stanze messe a disposizione all'interno dell'ippodromo.
Ricordo qualcosa:
una stanzetta unica, piccola, i bagni nel corridoio in comune con gli altri ospiti dei piccoli alloggi.
Un tavolinetto in legno rotondo con le gambe in ferro e, lì sopra, la nostra prima televisione:
un oggettino bianco e piccolo, assolutamente in B/N, con le manopoline ai lati (questo televisore ci tenne compagnia negli anni, anche dopo aver trovato il nostro primo alloggio e il nostro primo televisore a colori).



Ricordo soprattutto certe serate estive all'aperto, nel prato/campo dove c'erano i box dei cavalli. Tutti assieme, grandi e piccini, a mangiare fuori bere ridere e quant'altro. Sempre con un televisore acceso.
Ho bene in mente una serata dove trasmettevano il "King Kong" del 1933.
Quanta paura!

Siam rimasti in quelle condizioni per un paio d'anni circa per poi trovare, finalmente, un piccolo alloggio all'interno di una villetta di proprietà, dove eravamo in affitto.

Quella casa ci tenne compagnia per quasi 18 anni, fra alti e bassi.
E' lì che crebbi, lì feci tutte le prime esperienze, lì ho ricordi che posso (senza dubbio) ritenere i più belli della mia vita.

Eravamo in un villaggio nella provincia torinese, quindi piuttosto tranquillo.
La via era il nostro mondo. Passavano poche auto per cui eravamo decisamente al sicuro.

In quella via eravamo gli assoluti padroni.
Si giocava a pallone soprattutto (con buona pace dei nostri genitori, non tutti contenti che il pallone andasse a sbattere contro i portoni in vetro delle nostre case quando i tiri superavano i cancelli/porta delle nostre partite), col mitico Supertele (il pallone che volava!) prima e l'altrettanto mitico Tango (più pesante e resistente, e per questo più costoso... chi lo possedeva sceglieva con chi giocare) dopo.

Ma, soprattutto d'estate, il nostro gioco top era nascondino.
Passavamo letteralmente le ore tutti quanti, maschi e femmine (quanta dolce ingenuità in queste due parole). Il bello era l'avvento del buio.
Dato che la nostra via non possedeva luci (era una via privata e non tutti erano favorevoli nel pagare l'illuminazione) il gioco diventava più arduo e, letteralmente, più figo.
Andavamo avanti fin quando i nostri genitori non ci chiamavano (giù in via, dalle finestre, dai balconi).
Penso che la frase più gettonata fosse "ancora 5 minuti mamma!"... invano...

Non scherzo, siamo andati avanti a forza di nascondino fino ad età "avanzata" (anche se il buio diventava complice di pomiciate varie, soprattutto).

Eravamo davvero una bella combriccola di bambini.  
Con molti di loro sono tutt'ora in contatto (via web e non solo).

Penso che, con tutto il corredo di litigi e riappacificazioni, siano stati la compagnia di amici più bella che un bambino potesse avere.
Di questo ringrazio tutti quelli che ne hanno fatto parte.

Senza certi ricordi non sarei quello che sono adesso.

la freccia indica la finestra dove abitavo io


Nel tempo il villaggio è cambiato e, orrore, hanno messo i lampioni in via...
... i bimbi di oggi si perdono un sacco di cose...



Eccomi qui

Ok... una domanda assolutamente dovuta:
perché un blog? 
Si insomma, già ce ne sono tanti in giro per il web. Alcuni interessanti, altri meno.
Dunque, perché intasare la rete con l'ennesimo diario personale?




La prima risposta è piuttosto ovvia.
Perché è mio!
Non che non avessi provato, in passato, ad averne uno. Il problema è che non ricordo assolutamente quale fosse l'indirizzo... 

quello della memoria è un problema ricorrente, se avrai voglia e costanza nel seguire questi miei scritti te ne accorgerai

La seconda risposta è: perché no?
Dopotutto sono un "artista", un esibizionista.
E cosa c'è meglio per un esibizionista di un mezzo per poter parlare di sé...!?

Quindi, chiunque tu sia, benvenuto/a.
Perdonami già da subito se non sarò costante, se sarò troppo egocentrico, se le mie idee non saranno esattamente come le tue, e per gli errori di sintassi.
Cercherò di essere il più preciso possibile. 

E, per quanto potrò, pure simpatico.
Al massimo sarai libero/a di mandarmi tranquillamente a fare in culo ;)




Dimenticavo... grazie.